Sabato mattina, Città, Primavera – Estate

Che città del cazzo, magnifica irrinunciabile accattivante, ma che città del cazzo. Parcheggio la Mini sul posto per gli handicappati che tanto qui sono ricchi ed hanno l’autista, altrimenti… Vaffanculo tassista di merda. Due pacchetti di Marlboro morbide: fumo ed anche se Lucia Personal Trainer ha fatto di tutto non riesce a passarmi la voglia nemmeno con la sua musica new age, gli olii essenziali e le pietre. Due strisce di cocaina mi farebbero risparmiare mezzo pacchetto, vedremo. Attraverso Via Crescenzio e vado da Costantini per prendere due bottiglie di Chablis da portare a pranzo, mi siedo al bancone per un aperitivo essendo, sembra, disposto ad offrire Gerry o come cazzo si chiama con una camicia di almeno due anni. Sembra si scoperà quella disperata che gli sta accanto di cui è irriconoscibile sia il parrucchiere sia il sarto. Non offrono. Dopo due negroni cocktail ed un Absolut-Martini con due olive che mi fa Bond decido che si può serenamente passare all’acquisto di un mediocre italiano. La cosa più importante è l’educazione nel personale. La cameriera guarda incessantemente la tua cravatta che vale due giorni, forse tre, delle sue mance. Non è educata. Che brutta cosa che deve essere far politica. Me ne vado. Pranzo del cazzo totalmente irrispettoso del mio vegetarianesimo, il mio mediocre italiano me lo sono scolato costando quanto tutta la cantina della casa, Giorgia ha lasciato intendere che sarebbe meglio rimanessi a riposare da lei, oh… ricordato la mia H Hermes fuori posto nella libreria e, probabilmente, il balsamo aperto nella doccia. Devo andare. Traffico, traffico, traffico, libero. Rischiati quattro incidenti e tentato un omicidio di due rapati muscolosi sotto la sede di AN di P.zza Tuscolo. Guardo il parco, rimetto l’H a reggere i libri sul comodino del ‘600: sono a casa, mi gratto, mi spettino, mi faccio una doccia dove il balsamo era accuratamente chiuso, ci ripenso, mi rado. Esco torno indietro giro tutt’intorno alla mia meta che non è altro che la metà. Silenzio e qualche macchina, che città del cazzo, bellissima, ma del cazzo. Parcheggio la Monster Ducati davanti al 5 e mi dirigo a piedi verso l’8. 3b, non risponde, vaffanculo mi dovresti aspettare vicino al citofono, risuono, me ne vado, eccola. Sandali Prada semplicissimi molto intriganti ed un paio di pantaloni di lino Armani che sono quello che vorrei vedere sulla mia donna: credo che rimarrò. Non siamo d’accordo sul lettino UV ma devo dire che Lucia su di lei lavora come su nessuno. Campo dei Fiori che Costantini lo odio, due negroni ed una Tequila Sunrise: le donne bevono sempre schifezze quando sono in pubblico. Rispettare l’appuntamento con le amichette con rispettivi uomini da Sabato sera sedili in pelle e bevande comprese è un gioco, il difficile è fargli scegliere un posto dove mangiare. Riescono ad escogitare Via dei Villini dove incontro Giorgio, con la stessa meravigliosa faccia da cazzo di sempre, che torna dal cesso in compagnia e soddisfatto. Mi siedo e ceno con lui dopo aver salutato un paio di ragazze che avevano riconosciuto lui ed adocchiato il mio orologio (triplica di valore se sapeste in quanti esemplari esiste). Giovanna ha accettato una tristissima maglia di cotone Benetton di tre stagioni fa per coprirsi, soddisfattissimo l’estensore della maglia mi guarda negli occhi come fossi un povero disgraziato. Un attimo. Ho occhi azzurri, l’acconciatura costa quanto la sua tristissima maglia. Per quanto sia lento ad elaborare un giovane agente assicurativo, questo, non ci mette più di due secondi a capire che il premio mensile della mia assicurazione sulla vita a lui basterebbe per smettere di leccare il culo. Abbassa gli occhi e mi viene quasi da piangere vedendo quei suoi due bacarozzi con fibbia ai piedi. Si riprende la maglia, mi saluta con troppo affetto, se ne va. Le tre, due botte di cocaina davanti ad una camionetta dei Carabinieri per l’ambasciata Libica più telefonino squillante di Laura meno male che ha parcheggiato in maniera assurda e contromano. Divido veloce, metà, finita, si risponde al telefono e si va alla festa di quella troia di Francesca il cui terrazzo affaccia su Santa Maria in Trastevere. Le distruggo il letto a baldacchino giocando a io Tarzan tu Cita con Eleonora che non ha nessuna intenzione di essere penetrata senza darmi un bacio, le restituisco le tre capsule di anfetamina pretese e vado a sedermi sulla poltrona dirigenziale Frau nello studio, mi scolo mezzo Laphroaig 10 anni e mi preparo un negroni che cedo al mio amore che, disgustato, rifiuta e si presenta: vestita anche lei Armani, è Anita. Le guardo le tette, le preparo un cazzo di Screwdriver senza ghiaccio e mi ritiro al cesso. Di un bagno meraviglioso sono riuscito ad apprezzare solo un grande specchio d’argento poggiato su un comò Luigi Filippo. La coca è finita. Do la notizia a Giovanna che sotto le luci ottocentesche avrebbe portato un titolo di tutto rispetto, lei mi bacia e dice di averne a casa, dice di andare. Devo andare. Traffico, pedoni del cazzo su di una cazzo di isola pedonale, insulto un pizzardone poco vigile che non fa in tempo a prendermi la targa. Traffico, traffico, Ponte Garibaldi, Lungotevere, Lungotevere, arrivati. Anche qui la vista non è male, due grammi buoni, dieci gocce di Valium – ci sta sempre bene – betacarotene per il sole di domani, miele d’acacia, doccia veloce con un cazzo di sapone idratante da supermercato, due spruzzi di Angel Men ed un tocco di crema per le mani di Hugo Boss, fatto. Lei mi vuole ed i preservativi sono ancora nel secondo cassetto del comodino.

 

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