Lunedì poco dopo l'alba, Città, Autunno-Inverno

Continua ad esserci il sole da due settimane e sostituisce degnamente valium e sintetici senza oltretutto lasciare traccia alcuna, ho tagliato i capelli cortissimi proprio ieri e adesso comincio un merdosissimo trattamento che Lucia e le sue assistenti ritengono indispensabile. Lavoro telefono capisco e quando sono arrivato alle necessità imposta dall’Impresa faccio pausa, mi manca una copertura per la cena dalle baldracchine francesi che fanno cattolico e tornano utili per conquistare la famiglia di Giovanna: la primavera sembra d’autunno. Prendo la Mini e cerco di investire: due motorini, un passante lento, un pizzardone veloce. Il crash che sento dal posteriore è una fottutissima signorina cosce al vento e taccospillo che mi ha fatto secco il fanalino, la insulto la insulto la insulto, entro in macchina metto la retromarcia e le spingo la macchinetta Lancia metallizzata contro un palo della luce, metto la prima e mi accendo la pipetta da oppio che ha lasciato Erica ieri sera sul cruscotto. Parcheggio con difficoltà a villa Borghese e mi accascio su una panchina. Ermenegildo Zegna antracite spiegazzato da droga pesante su cravatta perla Valentino e camicia Brooks Brothers, mi dirigo a casa che la pausa è finita da un pezzo, traffico fori imperiali traffico San Giovanni traffico casa, il lavoro? il lavoro: il guadagno lo comunica Alice mnemonica dicendo che il bonifico mensile è accreditato. Pranzo lavoro archivio imbusto chiudo esco. Incontro Alessio con Chiara che tornano per pranzare luridissimi spaghetti, io ho già pranzato con negroni, foie gras d’oie, due integratori di vitamina C uno di selenio una capsula di Ginseng digerito con Veuve non millesimato e un cucchiaino di miele di castagno sulla ricotta dei vicini spalmata sul ciambellone di nonna. Loro sembrano felici, io non ci spererei. Alessio come al solito è trasandato, casual e di sinistra: non esiste commistione peggiore. Pantalone Polo a strusciare su tacchi, orribile Cult, giacca Blue Notes similguerrigliero: per quello che costa io in Sud America ci compro quattro M16 e cocaina a sufficienza per un mese di guerriglia. L’andatura è poco rispettosa della sua intelligenza. Se non fosse un mio alterego lo investirei con la sua macchina. Vado in banca, compro il giornale bevo una Absolut blu con ghiaccio e limone compro Marlboro morbide caramelle alla menta e due leccalecca alla vaniglia, sorrido alla barista che mi raddoppia la vodka ed esco chiudendo la porta in faccia ad uno stronzo che, per bersi un fottutissimo Campari Soda, ha lasciato il suo cesso di Land Rover Discovery dietro la mia Monster. Traffico prima seconda terza Circo Massimo prima seconda terza quarta Teatro Marcello prima salgo il Campidoglio per parlare con Fra’Max Paine meglio è. Lo trovo nel posto più squallido che Marc’Aurelio abbia mai visto, mi saluta con la complicità del suo panino con cotoletta e cicoria presentazione dello spaccio dei dipendenti e presenta Fra’Fabiologico della vicina Ara Cœli. Con questa compagnia scendo alle Botteghe Oscure dove mi sparo due strisce sulla fontanella dei Polacchi e non cedo agli occhi dolci del frate che vorrebbe provare. Mi calo per far festa un quarto di Spirale, al che bestemmio dio e tutti i santi davanti al prete o comecazzosidice quando è marrone per una merdosissima BMW dalla quale escono schizzi da pozzanghera e una donna, mostrando cosce e creazione del mondo al delizioso frate che spingo lontano dal mio fianco e saluto poco amichevolmente. Prendo la strada per la Monster. Dovevo proprio andar via. A casa prendo il lavoro mi cambio esco. Traffico città di merda cittadini di merda passanti di merda tassinari di merda traffico, autobus di merda, Palazzo Madama. Parcheggio sul piede di un carabiniere che vorrebbe negarmi il diritto del drive-in al Sant’Eustachio, due gran caffè una brevissima pisciata da cocaina e mi risistemo la Marinella scura con un nodo leggermente più largo e la giacca quattro bottoni con la spilla all’occhiello, spruzzo un goccio di Gió per avere un odore più professionale e faccio a piedi duecento metri fino al pantheon. Lascio una busta del lavoro nella buca delle lettere del Minerva, lascio un messaggio di lavoro compiuto in una scatola di incenso OSense nella Jeep portiera aperta all’incrocio con Campo Marzio, mi siedo ad aspettare sul muretto dietro al pantheon dopo un attento giro del monumento. Una capsula di vitamina C una Marlboro due caramelle alla clorofilla, gente che passa, una caramella alla menta, mi innervosisco: una Marlboro, una Marlboro una caramella, gente che passa luci accese, è passata mezz’ora ed eccola, eccola come al solito inaspettata e bellissima. Cappellino CK e sciarpone da ho bisogno d’affetto Missoni su cappotto Max & Co. che copre pantaloni zuavoscozzesi Fendi chiusi da anfibi neri dodici buchi. Le tette dentro una maglia di Clerk’s, la giacca Fendi. Odiosa la sua borsa griffata con in vista V ma è sempre desiderabile Giovanna. Ci baciamo per i vicoli di questo mondo di merda beviamo la sua solita tequila sunrise ed il mio doppio negroni al Fico, salutiamo Sergio e Johnathan e andiamo a comprare un regalo per casa sua da House & Kitchen a via del Plebiscito, passanti facce storte, specchi e approvazioni, facce infreddolite passanti, sanpietrini, Monterosa da Pascucci tra i passanti, Senato, Mini. La riporto a casa ché ha appuntamento con il suo nuovo uomo, chissà se mi ama? chissà se mi pensa? chissà chissenefrega? Io me ne vado. Passo da Costantini a guardare le tette ad una cameriera che palesemente osa guardarmi negli occhi, poi nota il principe di Galles e arrossisce evidenziando pecche contadine sulle guance e lasciando in attesa la mia richiesta di Martini, ne bevo tre, due strisce nel cesso, una troia che guarda, zero minuti P.zza Risorgimento: crepes cinese cornetti cinema, Lungotevere, cinese caffè video buio, Circo Massimo, salgo l’Aventino, Ardeatino, cena a Flaminio? Anche loro si amano, io non ci spererei. Devo proprio andare, adesso.

 

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