Martedì, l'ora?, Città – Altracittà – Città, Autunno-Inverno

Corro corro e non vedo la fine di questa fottutissima autostrada, guard rail ponte ponte ponte variante di nuova costruzione ferrovia sottopassaggio ponte parcheggi, quasi estirpo il paletto che vorrebbe impedirmi di parcheggiare dove mi è congeniale. Prendo la borsa sistemo la cravatta Zegna e mi dirigo verso il metal detector che evidentemente non apprezza la maggior parte dei fottutissimi pezzi di metallo che si trovano nelle sei tasche della giacca Emporio che utilizzo quando devo viaggiare. Odio dover dire nomeecognome a questo ragazzino dalla barbetta fatta male che mi guarda cosciente della mia impunità. Sognerebbe di spararmi dritto tra gli occhi ed invece un delizioso tesserino, che lui sa, gli graffia il naso e la mia voce urla, silenziosa: cazzo cazzo cazzo fottutissima guardia vedi di non cagare il cazzo proprio a me, proprio stamattina che sono in ritardo per l’aperitivo, che sono in ritardo per lasciare la borsa a Zoe che mi aspetta all’imbarco, che sono in ritardo per l’aereo di mezzogiorno e per il pranzo di Altracittà. Che aeroporto del cazzo, degno di una città del cazzo. Paccottaglia, troiette che mostrano tutto per unmilioneemezzoalmese, senza part time senza assicurazione senza contributi, senza mutande in attesa di vendere una schifosa macchina dagli occhi a mandorla nei cui optional pare sia compresa la venditrice. Ne comprerò una, posso provare gli optional! Strano ma vero: belle cravatte, alcuni vini di grido mal conservati, gentucola finta e fintamente ben vestita che si atteggia a manager. In culo ed in bocca passando per l’orecchio destro fottutissimi aggeggetti che tengono informati su quelle quattro lire che si possiedono sparse per un mondo di poveracci. Un pezzo di merda, un collega a contratto probabilmente, mi si mette davanti nella fila per imbarcarsi prima di me e si ritrova a terra. Il bagaglio a mano che vola in direzione del bar ben gremito di immancabili turisti del cazzo che si divertono ad intasare un sistema di trasporti del cazzo per l’unico piacere di vedere l’Italia esattamente per quello che è: un paese del cazzo. Zoe poggia la tazza del cappuccino e raccoglie la borsa sbagliata. Me ne devo andare. Salgo sull’aereo occupando tre posti della prima fila. Tiro tre strisce, due capsule di malox, una xamamina. Cento occhi, chiudo gli occhi e immagino il progetto che presenterò e che avrei dovuto elaborare da due settimane senza averne il tempo e senza essermi sforzato per trovarlo. Linate taxi sobrietà preoccupante, pranzo di lavoro in anonimo ristorante pagato dal Presidente, visita alla mostra sui crociati: giovedì si saprà del grande successo del progetto. Taxi, stazione Cadorna, Arianna in un tailleur Ferrè che costa quanto la sua Mercedes con autista guardiadelcorpo gigolò pompato di turno. Che città del cazzo, brutta caotica e del cazzo, distrugge le aspirazioni di queste troiette vestite Cavalli senza lasciar traccia di sé in chiunque vi passi per affari amori o droghe. Con la primavera arrivata in anticipo mi dedico con tutto il cuore all’aperitivo. Mi dedico senza cuore ai ricordi di che cazzo di persona ero quando avevo dieci anni di meno. Due negroni con Carpano e una Absolut Blu. In macchina con Arianna che continua a fare insider trading con portatile e cellulare per conto delLA Multinazionale Americana concorrente dell’Impresa per la quale lavoriamo. Lei ha un contatto contratto da centotrenta milioni al mese, netti. Provo una certa invidia per i colleghi che sanno fare il nostro mestiere scegliendoselo nelle sfere più alte del settore finanza, io per me non mi preoccupo dato che la più grossa novità che il MIB ha palesato nella mia vita è l’interruzione del credito da parte di tutte le banche, causa scoperto eccessivo, rispetto al fido assicuratomi. Banche di merda, banchieri di merda, bancari sfigati di merda che si divertono a maneggiare cazzi non loro e soldi che mai possiederanno. Arrivo a Linate con lo scoperto recuperato da Arianna in venticinque minuti, cinque minuti li concedo ad una sveltina poco soddisfacente da quasi cinquanta milioni e mi convinco che le donne hanno un senso dell’economia distorta quando si tratta di sentirsi apprezzate. Questi fottuti barbari mi mettono in lista di attesa avendo, dicono, perso l’aereo prenotato. Quasi distruggo la giacca di questa stronza assistente di volo sulla via della pensione destinata a scalo di secondaria importanza. Cinque minuti dopo sono sull’aereo prenotato il cui imbarco, ne ero certo, era finito da chissenefrega. Alle nove sono in Città e comincio ad accusare la totale mancanza di sostanze stupefacenti. La Mini pare sia sopravvissuta a Polizia e pizzardoni poco vigili, incolume addirittura da multe. Mi guarda con fare benevolo a garantire che in cambio di pochi soldi mi riporterà a casa dove troverò tutta la droga e la tenerezza di cui – in pratica più che in teoria – ho bisogno dopo un viaggio così importante per la mia cazzo di carriera in un campo tanto interessante quanto inconfessabile. Quasi in trance ripercorro la strada al contrario di stamattina ma mi ritrovo assurdamente in periferia, quasi mi perdo, non ci capisco più un cazzo, si fa mezzanotte prima che riesca a vedere il lampeggiante aprire il cancello per far entrare la macchina e indicarmi la via verso la cucina il bagno lo studio il salotto il notebook Compaq, il cesso il tavolo di cristallo il bar. Posta elettronica segreteria telefonica Alice mnemonica che ricorda gli appuntamenti di domani: Jezebele psichedelica che parte per Città N. Uma per Città N.E. e Arianna per La città con la ricevuta del bonifico e l’eau vive prenotato: domani sera alle otto in punto. Cazzo, cazzo cazzo cazzo, ‘fanculo a tutti domani ci sarà il sole e il benessere non deve dipendere né da Lucia né dall’attività programmata, tantomeno dalla stagione. Champagne, invito Giorgio ed Andrea ad un pranzo Caprese per domani attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili, finisco la bottiglia e squadro i fogli di Alessio abbandonati su un tavolo che sa troppo pregiato per disordinarlo con i suoi appunti, mangio due strisce di cocaina e uno yogurt Müller con zucchero d’uva. Penso: dimagrire smettere di drogarmi farla finita con gli incidenti stradali e con tutte le donne che non siano il mio unico amore, decido di scrivere un educato diario di ciò che succede durante i miei normalissimi giorni futuri, decido di smettere di fare questo lavoro. Appaiono Alessio e Chiara, in pigiama di cotone Chaps e pantofole Burberrys che ho comprato per le mie sere invernali a Città O.O. Città E.E. e Città S. Decido: arrivare a uccidere drogarmi essere me stesso, non so più chi sono e bevo alla salute della Phillip Morris, multinazionale americana super partes. Chiara scompare nell’azzurro delle mie Marlboro morbide nel nerastro provocato da quel delinquente del suo amore. Alessio si sta divertendo a fiammeggiare il mio filetto al pepe verde, segno inequivocabile della rinuncia a vegetarianesimo e buoni propositi; lo digerirò con un appropriato kirsh per aperitivo, un Bordeaux ’92 non eccessivamente raro e… null’altro dato che la festa in mio onore di ieri sera ha prosciugato, senza che vi riuscissi a partecipare, tutte le scorte di superalcolici, per un totale di sei milioni. Vaffanculo gli amici e tutti gli ospiti del mondo. I fricchettoni in particolare. La droga, dice Bulgakov, è salva. Un passo avanti, il primo, dato che me ne dovrei andare. Anche se non ho nulla da fare se non ascoltare parlare trasportare, non ho dove andare se non dove mi dicono e non ho la minima idea di che ore siano: buio tutt’intorno.

 

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