
Nato in Arabia Saudita da una madre che rimarrà a lui sconosciuta ed un padre portato tanto lontano dall’adottiva Europa per motivi di lavoro non ha avuto il tempo di conoscere il suo paese natale che già si trovava a frequentare, orfano, le scuole elementari internazionali in Indonesia, in Iran e quindi in Tunisia. Dopo un lungo periodo in Sud Africa dove ha concluso le scuole superiori, trasferitosi autonomamente in Italia, si è laureato in Chimica ed è attualmente impiegato presso una multinazionale farmaceutica, una delle poche a suo dire che vanta grandi investimenti nella ricerca, finalizzata al minor impatto della medicina sull’uomo e per lo sviluppo delle medicine alternative. Di madrelingua inglese si è adattato tanto bene all’italiano da interpretarlo in una sintassi ritmica di assonanze tipica delle migliori traduzioni dei contemporanei burned childrens of america che cercano di dar fuoco ai ponti della lingua, sgrammaticando il discorso per un effetto da luce al neon e semafori stradali. Ed è tutto sulla strada permeabile alle deviazioni che si gioca il racconto di un lavoro incomprensibile, che non manca mai pur non essendoci materialmente se non nella tangibilità dell’aver accumulato a sufficienza per poter spendere, comprare, consumare.Un racconto consumista quindi, come Martin-Getz per primo vuole e dice nella sua nota introduttiva. La descrizione sincopata e simpatetica di un vivere nella città senza confini nella quale cambiano le lingue, gli accenti e i percorsi ma le necessità, le priorità del vivere sono sempre le stesse per il romantico: prima di tutto apparire. Con una differenza però e chiaramente voluta rispetto ai riferimenti narrativi: se dal Piacere di D’Annunzio all’American Pshico di Bret Easton Ellis l’apparire è una forma dell’essere, una sua sensazione interiore, un dimostrare al mondo ciò l’uomo è o immaginando può essere, qui l’apparenza è realmente sostanza, motivo di discussione e non di elucubrazione, oggetto di scambio in un perenne divenire delle forme, dei colori, degli accessori ostaggio della perfezione in forma di miraggio. Protagonista in contrapposizione all’avversario di turno, succube d’un orgoglio primigenio e autodistruttivo quel tipo di personaggio, romantico e mistico di contemporaneità nella relazione con l’altro, viene superato nel modello. La contrapposizione, la narrazione, è nel capire le cose e non già le persone, l’apparire dell’essere è dato dal costo reale, dalla pubblicità comparativa, dalla possibilità di rifugiarsi nella droga sempre attiva della normale attività lavorativa di tutti coloro che ruotano intorno al singolo acquisto. Il romanticismo c’è ma nell’omaggio all’incrocio dei venti di Keynes e Orwell dove la ricchezza delle nazioni sembra dipendere dalle frustrazioni delle cameriere o dagli stralci di panorama per un turismo edulcorato dalla missione del guadagnare la meta, di salvare la pelle senza troppo rompersi le palle e senza dimenticare il particolarissimo cappello che si porta. Unica concessione alle origini dell’autore il titolo in inglese: un diavolo per cappello. Ma del cappello questo nostro eroe sembra proprio non aver bisogno, indaffarato com’è a non spettinarsi in tutto il vento che incontra e del quale usufruisce per conoscere nuove donne, per intessere contatti o stipulare contratti. Un vento quasi sempre tiepido come se il cappello fosse in casa e la finestra si sia scordata aperta. E aperta ad ogni confusione è la conclusione di un racconto che pretenderebbe, ed è già nelle intenzioni dell’autore un tarantiniano Vol.2, un nuovo cappello, una qualche certezza per il futuro che sembra, volendo sovrapporre autore e protagonista pur se così non è, così poco interessante, quasi nel raccontare il racconto abbia chiuso il cerchio. Conservatore, poco dedito alla vita politica e ancor meno alle vicende internazionali, Johan Martin-Getz vive a Roma dove con altri giovani intellettuali sta costituendo laboratori creativi e cooperative culturali in sedi internazionali senza celare la finalità di emanciparsi totalmente dalle multinazionali ed averne finalmente una tutta sua. Fuma Marlboro rosse, nel pacchetto morbido, ed è un vero cuoco provetto, per il resto, guardandogli bene gli occhi sorge il dubbio che veramente ci sia poco o niente di autobiografico in quel che scrive.

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cIAOOOOO,@lbe
Buongiorno!!!
Che si dice di bello oggi in quel di Roma?
Buona giornata!@lbe
PS:Grazie per le tue delucidazioni!