
Me ne devo andare senza quasi nemmeno essermi riuscito a svegliare. S. Maria si perde in Trastevere ci si perde nei vicoli e poi il cinema e poi il nasone il fontanone dall’alto riflette la luna la luna illumina un moro nel Vicolo omonimo, rifletto sui miei passi e scanso, un cinese due giapponesi tre zoccolette quattro ubriachi vicolo del cinque, tornando indietro, le guardie e gli americani nullafacenti delLa Multinazionale che nei quartieri torbidi tutto quel che sanno fare e star seduti ad aspettare un’altra Roma dove andare. Respiro. Una marlboro una mentos una Saila -liquirizia purissima- penso di comprare un machete di fronte alla pizzeria al taglio in Via della Scala ma il simpatico guatemalteco sembra che non lo cederà perché dovrà usarlo su un quaqquaraqquà messicano in P.zza Trilussa o in P.zza Sonnino, tanto noi romani capiamo che sono vicino, capisco il ponte giusto e mi vado a mettere a posto. Ponte Garibaldi aspetterà. Prima di andare un gin fizz alla Scala, un gelato alla crema? Verso Roma Libera prima, verso il mio ospedale di fronte all’ospedale dal quale non essendo cinese me ne dovrei andare. Due cinesi sul portone ad aspettare di sentire se sono in grado di capire, che decida di restare, tante voci da ascoltare, il nuovo rifugio da far rispettare. Entro al Tulipano Nero dove l’Impresa nazionale ha messo a lavorare in nero il nero immigrato clandestino figlio di puttana e nipote del benessere che benemerito distribuisce pasti caldi a poco prezzo parlando fluentemente tre lingue e risparmiando ogni giorno di giorno in giorno quello che l’Impresa spende ogni giorno di giorno in giorno per il servizio. Mancano i benefits e mi adatto a ridere sul riso agli asparagi riso alle fragole riso alle noci salsa di noci in vinaigrette di senape e miele sul formaggio di marzo che è da poco stagionato in un cesto segreto di aromi. Mangio in cucina bevo dalla cucina il vino bianco da cucina o "della casa" di chi cucina, bevo mezza bottiglia di Frascati superiore mezza bottiglia di Egeria naturalmente minerale frizzante, mineraria l’atmosfera frizzante il palato verso la fine del formaggio all’entrata d’una folata, folata di Maggio accompagnata da un saggio delLa Multinazionale in cerca di informazioni ed evidentemente con una guida ben dettagliata nella tasca della giacca in Gore-Tex pronta ad affrontare le burrasche estive di una secchiata d’acqua che uscita dalla cucina precede la mia dipartita, la mia entrata nel portone accanto, la mia distesa sul letto. Stanco. Me ne devo andare. Inizio a pensare come fare. Un Optalidon due Aulin tre blister di ginseng, lievito di birra, crema per le mani per il viso per i capelli, crema da barba, shampoo. Sapone liquido. Cazzo, cazzo cazzo cazzo se è scomoda la vasca da bagno quando si ha fretta e c’è il lavoro che aspetta. Lavato spruzzato Angel uomo dolcissimo profumo di un non tempo della fuga libera sulla via, via Roma Libera è libera mentre passo contromano davanti ai Carabinieri che segnano a dito e a penna la targa in cartoncino della Vespa riciclata d’una morta strangolata, segnano la partenza che tra due ore segnerà il tempo di finire l’inizio della fine di un pentito, un lavoretto non retribuito, e trovare una strada alternativa per andarmene. Me ne devo andare. Inizio a pensare che costruendo una propria fantasmagoria si può diventare stelle e filanti finire in un buco nero e per un buco nero marcire, che l’universo è l’origine del mondo di traverso. Inizio a pensare che l’origine del mondo è a buon mercato quando si tratta di dire fare mangiare cagare lettera e testamento quando si tratta di morire che è più che finire, o finire per dormire in un’altra casa in un altro letto durante un altro lavoro. Porta portese Piramide Ostiense Acea Marco Polo Cristoforo Colombo traffico curva salita di foglie a destra la Ninfa Egeria in fondo P.zza Galeria e il piazzale tondo. Nel bar non c’è nessuno se non una pubblicità bisex per detersivi e la bionda che prende l’ordinazione. Consegna negroni a destinazione e una nuova destinazione, si ritira dall’azione nei pantaloni D&G e la maglia Versus verso il cesso, scansa con un ruggito cinesi e siriano appena entrati dalla porta, cercano di attaccare bottone, un coglione super nero super economico nel flacone Mastrolindo 3l, il barista svita il tappo e lo mette sotto. Me ne devo andare. A casa lascio la Vespa prendo un biglietto e lascio detto, a Chiara di curare le piante grasse oggi stesso, ad Alessio di smettere di sporcare la tavoletta del cesso a tutti e due di controllare l’asse del letto SimVibromatic posizionandolo su automatic. Bevo un Laproaigh 10 anni due Absolut blu e tre succhi di frutta all’albicocca mangio fegato su pane raffermo crostato con il pecorino a formare un cestino, fave a riempire, rosmarino per insaporire. In guerra con il mondo meccanico, madre terra in guerra con la terra, non è sporca ma fa i fanghi la mini di Alessio sporca di terra che mi porterà fuori da questa sporca storia, serenamente notevole in un traffico occasionale che ci accompagna sull’Appia. Itinerario uno, 7 bis, tris: tre volte sulla SS sette quater, i Gang e Marlon Brando lascio la Mini per una corriera piena di desiderio e gang di provincia. Come cazzo mi sono ridotto a viaggiare. Paese ad aspettare: il lago di Paola per remare il mare per interpretare una cucina da sviluppare: totani al profumo di mare, profumo di mare in una casa dove amare ricordare di poter tornare. Appena arrivato cucino un chilo di totani una cipolla una carota un sedano due pomodori capperi acqua e vino odori peperoncino olio extra vergine. Porcellana extra vergine la pirofila regalo di Giovanna regalo di passaggio, da un avvocato a un manager. Manager io maneggio i totani quasi fossero vite umane e aggiungo il riso e preparo una relazione meravigliosa tra pesce e salsa da digerire prima dell’aperitivo, due negroni nessuna nocciolina tantomeno trielina o caffeina prima di andare a dormire sicuri per una volta che ci si risveglierà.

