Mercoledì mattina, Paese, Moda mare

Mi sveglio metto a posto rassetto disinfetto, rifletto e mi convinco: credo che ci vorrà del tempo prima che riesca a trovare di nuovo il modo di potermene andare e tornare dove non ho altro da fare se non rimanere ad aspettare di ripartire. Credo di vedere insetti sul terrazzo e mi incazzo, sprizzo e spruzzo DDT e a sprazzi penso ai lavoratori amazzonici del PT, uccido senza pietà fino ad avere un deserto morente di formiche e cicale e api e vespe e calabroni grossi come scooteroni che popola il terreno e non l’orizzonte di un patio bifronte racchiuso nelle tende da sole. Salto il corridoio corro i gradini nemmeno vedo la porta sulla quale mi si impiglia la maglia Missoni che si smaglia e mi costringe a riporla nella valigia. Rimango in pantaloni hotbuttered t-shirt blu hawaiian e sandali N.O.D., rimango a bestemmiare dio come se nessuno mi sentisse. Caffè marlboro morbide caramelle e crema solare sulla pelle, acqua minerale orologio blocco note penna matita e temperino, sembro un cretino lasciando la Mini incustodita e scendendo sulla spiaggia ad aspettare che la prima pioggia inizi a cadere. Bevo un negroni alle Dune e avvolgo tra le mani una fune passeggiando, comprendendo smarcando turisti e paparazzi vedo dei razzi partire da lontano e diventare due cani non sazi, un lupo pazzo, un boxer da paparazzo, sfuggiti ai loro padroni del cazzo, si dirigono verso di me. Inseguono uno spacciatore abituale che si è messo a riposo al mare. Cerca di scappare ma c’è la Forestale con la Jeep che lo blocca ed i carabinieri che lo costringeranno a parlare con un cazzotto in bocca. Mi congratulo con me stesso per la parte dove ho scelto di stare e quasi non me ne vorrei più andare. Tutto è già successo: l’omicidio d’un bel moro che non doveva parlare, tantomeno dopo un cazzotto, marlboro, bacardi caramelle al propoli rischio di cadere di sotto in un fosso, sulla provinciale pontina, anfetamina e stricnina, prima, cocaina e una bambina, poi. Genny, io e noi stanca, vorrà continuare a dormire mentre il primo fine settimana di vero sole vero riposo vero amore mi sfugge mentre tutti lavorano intorno, a cominciare da questo sfigato alla cassa del supermercato che crede d’aver capito e m’indica a dito al collega ricoglionito che con un grugnito scanso con evidente tatto, fintamente distratto da pensiero astratto, naso contratto. Sogno un prepensionamento dell’olfatto. Me ne vorrei andare, eventualmente in pensione con lo scivolo al mare ma tre generazioni d’operai sostengono essere il rivolo di denaro la cosa più brutta da accettare. I due mi guardano con i loro merdosissimi giubbetti basso profilo senza rendersi conto che basso ce lo avrebbero comunque. Vago invano, squallore disumano e brunch umano al volo bistrot veni vidi mangiai occhio di bue toast toasted on both sides. Utopica colazione a base di Bacon, Inghilterra in questa terra redenta in cui il sole addenta quello che non cresce in serra. Genny dice che sarebbe ora di finirla, con questo amore che sento, con la vita di merda, penso che sopravvive a stento agitando il busto e che vorrebbe un altro bellimbusto da portarsi a spasso nei suoi pensieri che di notte sembrano tanto veri. Me ne dovrei andare per continuare a pensare a lei come ad una statua di sale. La lascerò sotto ad una palma ad aspettare. Me ne devo andare.

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