
Un insieme di segmenti
tagliati continuamente da rette parallele
che mai si congiungeranno
all’infinito di un cielo
troppo chiaro per essere francese.
Qui ritrovi
nell’orgasmo della modernità imperante
nell’assenza di curve e colori
che non siano
il superfluo abbellimento
di una architettura funzionale
il fasto di una antichità poco francese.
Qui é la sintesi
é la matematica al servizio
di un’arte anti moderna
come la mia poesia a spirale.
Un insieme di pensieri imperfetti che
lasciano spazio al vuoto
(che si nero o bianco)
niente di più di queste fontane
la cui funzione primaria
é sostituita dalla distrazione dei passanti indaffarati.
Fossi qui.
Dove trovo il rumore del mondo
e ballo con la mente
introiettando suoni
luci ed ombre inaspettati, improvvisi.
Fossi qui ti amerei ancora di più.
Il rigido é morbido, le tonalità
del grigio si trasformano.
La Dèfénse é caleidoscopio
di pensieri ed azioni
suoni ed amori
d’una generazione finalmente europea.
L’allucinazione di un mondo nuovo
é qui.
Qui vedi il mondo come al tempo delle
colonne d’Ercole:
Su un solo piano
al bordo del quale
infinito e nulla.
Scivola il tempo.
Sensazione di stasi
immortalità del tempo
che scivola senza spostare
le lancette
di un orologio sempre più superfluo.
Cambia la prospettiva l’angolazione e il punto di vista.
Lo stesso punto di fuga architettonico sfugge.
In questo posto che non é Parigi
non é Francia, ma che
-non potrebbe essere altrimenti-
é vecchio continente
é storia recente
di un futuro in costruzione.
