In sovrappeso, seconda lettera


Volessi evitare luoghi comuni come il sole ed il mare non ci riuscirei, nemmeno costretto da eventi imprevedibili quali una sguardo di traverso o un tono sbagliato per aver dimenticato la giusta battuta.
Sarebbe inoltre imprevedibile la reazione, poco appropriata comunque, ad una scelta di campo netta che nessuno si é mai aspettato, convinto a ragione dell’impossibilità della scelta al bivio da parte di uno spirito che il bivio lo ha disegnato sulla mano. Scendendo fino al pioppo utilizzato per fabbricarla, ho riletto, ogni volta spostandomi su un altro foglio, la carta scritta in nero, ed ora che sembrano passati giorni non riesco ancora a capire se i tuoi occhi ridevano di gioia o di scherno lasciando le parole uscire incontrollate. Non riesco più nemmeno a guardarli così intensamente i tuoi occhi, distratto da una goccia d’acqua alle mie spalle o da una parola inaspettata ed indisponente. Non sopporto più chi vive né chi piange per farsi guardare non leggo più poesie e non me ne scrivo più. Pretendo da me stesso chiarezza di comportamenti e pensieri: non sono disposto a sopportare oltre, questo strascicare di sogni ed illusioni in fotocopia e in litografia, voglio lasciare spazio alla nuova libertà scaturita dalla morte apparente di un agave: finalmente nata e fiorita e quindi sfiorita e morta, nel tempo stesso che il mio amore maturo per mia moglie é diventato libero e rinato. Amore che amore non é.
Sarebbe troppo facile parlare del mare che vedrai chissà se ricordando quella foto strappata al tempo del gioco puro e ancora più facile sarebbe parlare del tuo sogno che non é null’altro se non l’incubo borghese del buon vivere e del buon agire. Ad essere cattivi ci si guadagna sempre una lapide di marmo verde ed una cassa di gran lusso; ho visto una cassa anonima adornata da fiori di cui non ricordo il colore firmati da me -che i fiori li odio- che conteneva una persona onesta che non era mai stata cattiva. E se ritieni giusto vivere di sogni quando a cento e a mille muoiono uomini ridotti a bestie affamate per sognare più a lungo del disgraziato appena ucciso fai pure: ma io non sono d’accordo. Né però ti consiglio come cambiare: ché io vivo sicuramente peggio -nella disperata ricerca di qualcuno o qualcosa da amare e scrivere- non per descrivere ma per osservare. E come potrai poi essere certa dell’avvento dell’eclissi al potere delle maree? Io per me continuo a guardare il cielo cercando di vivere lanciando i miei sogni il più lontano possibile dai miei pensieri, distinguendo nettamente tra l’auspicabile, il futuribile, il possibile e finalmente, in ultimo, il probabile. Di certo non vi é nemmeno il risveglio domattina. In compenso vengono in aiuto le note di un futuribile probabilmente blu e la negazione intrinseca di se stessi mentre si scrive bevendo e non potendo fumare. Sarebbe troppo facile parlarti dei tramonti, e delle stelle poi? ancora di più! bello sarebbe invece poter avere un mare e un tramonto che sorpassassero la retorica infantile delle poesie adolescenziali e stupidamente decadenti e piccolo borghesi. Troppo facile sarebbe chiederti: vivi, di sogni? allora sogniamo insieme un futuro migliore e questo diventerà possibile. Ma non volevo descriverti per l’ennesima volta me stesso adagiato innamorato ingrassato. Per questa volta volevo dipingere, con l’unico pennello che so usare, quello che vedo nei vetri tremanti di un dopocena, con l’incertezza sul da farsi e sul da dire. Sapessi dire sciogliendoli i nodi che scrivo avrei capito tutto; ed invece il mio vivere continua imperterrito sulla crosta di una terra sporca anche, certamente, per merito mio. Se avessi imparato cosa vuol dire amare nella possibilità di un bacio amerei le sole labbra di un dio e di un diavolo purché fossero di zavorra al volo pindarico intrapreso con una scelta sofferente ed indolore. Rimangono comunque -sempre e comunque- quei fatidici punti di riferimento che hanno orientato dieci marinai e milioni di stupidi adolescenti alla ricerca degli altri loro simili stupidi. Val bene cento pagine il gioco esilarante del nulla trasformatosi in tutto nel ripetersi della disillusione clandestina. Quegli uomini in giacca e cravatta che vanno a piedi per scelta sono più falsi dei feticci del consumare ad ogni costo. E le donne cui ho detto ti amo non entrano in una stanza ma io non ho colpa né risentimento nei confronti dei silenzi che quei ti amo l’avevano strappato. Rimane comunque troppo facile parlare di mare stelle e tramonti nell’ambito di una tristezza circumcentrica ed auto celebrativa. Sarebbe più appropriata la narrazione del finto piacere provato facendo un sesso troppo finto amore. Ancora più lo sarebbe la lettura ad occhi chiusi di versi scritti nei secoli trapassati e remoti, dimenticati e fatalmente affascinanti per chi non rispetta il suo essere al mondo. Mi hanno accolto in questa elettronica landa desolata come un fuggitivo, quasi fossi stato esiliato da quel posto fragoroso di gente e parole che é la più bella città. Mi aspettavo la compassione ed ho trovato le braccia aperte di chi non pensavo le avesse. Ma ora che i pioppi si sono adagiati per sognare qualche minuto anche loro, ancora non ho ben capito se le tue braccia si sono spalancate ed i tuoi occhi, cosa rara, hanno sorriso insieme alle tue labbra, oppure, forse uniche, le tue sono state le uniche a ritrarsi e a non raccogliere la provocazione, adatta a polemici polemisti e ruffiani.
Se vuoi un soggetto per iniziare a scrivere della povera gente girati dall’altra parte e guarda lontano da me perché giocherò a carte la mia superficialità che é l’unica cosa insieme alla capacita di amare con il corpo e gli occhi di credibile che mi é rimasto. Cosa scommetteresti di caro su di me? la bugia già si disegna sulla fronte: nulla! devi essere sincera: nulla di nulla! ed é questa la tangibile dimostrazione del mio essere inspiegato per disinteresse del pubblico, indispettito dalla bellezza delle scene che vivono e calano intorno alla mia miseramente grassa figura. Per questa nuova libertà di amare ho sacrificato progetti che portavano l’odore della cannella e del miele, senza però rendermi conto che l’odore più forte che sento ora é quello del fumo di una sigaretta vietata. Non ho null’altro da fare, perchè nessuno vuole un relitto a malapena galleggiante come zavorra dei suoi sogni.

7 pensieri riguardo “In sovrappeso, seconda lettera

  1. non sei obbligato a commentare per forza ciò che non sai.
    per cui puoi anche piantarla, e cessare ributtante pavoneggiare esibizionista, che peraltro eserciti con esiti nient’affatto piacevoli.
    hai tre minuti per scendere da questa torre, altrimenti sarò costretto a buttarti giù.
    Carmelo Bene

  2. e la tua estate com’è andata?
    sì..le panelle le ho mangiate e devo dire che non mi piacciono molto proprio perchè sono fatte con la farina di ceci.

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