
Teresa al nostro murales,
Omero cieco d’agrumi.
Una caviglia e l’opposto
polso che tiene il tempo
un cappello e un capello.
Ti ricordo, gioia e seria
bionda e scura mia verità,
origine della tua fantasia
extracontinentale felicità.
Santa Agnese, il magone,
sempre lo stesso maglione
allora, che cosa è da fare:
riprovare ad annegare.
Via dei Serpenti in tempo
in Campo vendono fiori
Pasquino, ti dice, conviene
comunque. Cos’è Roma,
sola poi prima, peccatrice
europea che umilia e tace.
Pace. Piove, non si muove.
Vuole ancora cura, aiuole.
Cammina, il caso, il matto
sull’Appia, nuova, asfalto
nuovo con disattenzione,
amministrazione della città.
Disposto a non faticare,
interrompere, non sognare
il segno, il tuo non amare,
democratica, il quartiere.
Lazzaroni. Biscotti buoni.
