
Unico non il piede credo
operativamente a sedere
disegno disdegna e chiede
la misura delle nostre cose
nel ricordarci, come fossimo
sposerei, nel mese in cui poi
fioriscono le rose e corrono
queste doppie anche del mio
figlio prediletto che colgo
intento a coltivarle del sole
dov’è digitale e non sa
confrontarsi di maturità
e divinità divenuta tortura
nella forma dei suoi permessi
nella assenza di dinastie
cittadini complementi
dell’arte contemporanea
che è quel che succede
nel benessere e nella paura
nel pudore puro d’ipogamia
e il pretesto degli arbusti
occhi dittici autobiografici
viali e concorsi mitici.
