Teatro notturno

Unico ricordo: la speranza, consapevolezza di essere stato con miopi occhi azzurri o turchini come cielo sbocciato di fresco. Bianco e nero. Il bianco delle lenzuola dove, prima o poi tutti terminiamo un viaggio. Nero del pozzo dove la luna, prima o poi cadrà, tutti ne sono certi da queste parti. Rimpianti. Con l’esplosione passa il tempo sospeso tra un pallone aerostatico e il filo acrobatico del clown onnipresente nelle rappresentazioni di pubblico svago, nelle piazze gremite di colori che sanno di contado. Triste e poco fastidioso: grigio, paura di compromettersi: grigio. Meditazione pavida e puerile: grigio Solo grigio il mio mondo ora… Le sensazioni sono unicorni che volano fra gli arcobaleni prodigi della tecnica che buon Dio ha dato. Sono stelle consumate dai vizi astri di immensa luce amplificata dall’effimero. Buia notte, in compagnia di una clessidra rotta di sabbia che scorre tra le dita baci alla brezza, urla ai palazzi che non ascoltano lo smog delle città e la gente pavida prigioniera di prigioni: cemento e silice i concetti si accavallano, istantaneamente mi sfuggono, indefinibilmente mi faccio portare da loro. Nessun motivo, apparentemente, spinge a tremare, la rete leggera a catturare ciò che la parola é al di là di sfumature di colori per me senza significato. Dentro una pasticca la linfa… Le parole fuori dalle braccia e dalle gambe e da ogni lembo di pelle portate dal magma da esse stesse generato. Questa é l’essenza anche ciò che scrivo é grigio e pavido come una canna si piega e mi porta ad ogni ventata sempre più su, verso la Sensazione. Invoco aiuto cerco stelle, la stella polare per orientarmi ma Venere mi inganna, la rosa dei venti si appassisce tra le mie mani. Il concetto é sopra a me, sono sopra a me, e un accenno di colore forse c’é. Notte di Luglio. Caduco il pensiero della possibilità che ’sta poca sabbia dalla battaglia venga su e la mia mano ne sia di nuovo piena. Possibilità di colorare l’alba: nessuna. Piano perpendicolare ora. Piano. Piano imparo a render turchini i colli di Roma, a riflettere se vale la pena, il giocarsi tutto alla roulette: senza saperli poi distinguere il rosso e il nero Ora so. Il mio quadro null’altro é se non il bacio mancato di Luna e Venere dentro al bar di periferia dove passo ormai la vita dove sfottere equivale a fare l’amore e sbronzo é un apostrofe comune. E’ una notte di Luglio e passa in fretta: treno che tutti prendono per dare un addio e fare finta di piangere perchè il bianco fazzoletto non sia sprecato. Un lungo bacio arriva immancabile tra quei colori null’altro che canzoni cantate da una voce stonata. La giuria é contro di me. Il giudice mi guarda come se uccidere una parola sia grave come rubare un bacio o opporsi alle onde (unica cosa ancora libera). Recito il mea culpa: mia massima colpa: Ho ucciso Colore e ne sarò punito, ma morirò in grigio guardandomi dall’alto del concetto. Non ho bisogno di assoluzioni preliminari che lascino uno spiraglio perchè la mia anima possa non essere insudiciata dai vostri sputi. Leggo sotto il sole. Scrivo la notte, notte di Luglio questa. In una leggera dissolvenza incrociata colgo l’occasione di rappresentare. Grigio chiaro & Grigio scuro Giorno & Notte Prima & Dopo Melodia & Silenzio Amore & Indifferenza Concetto & Stupidità Capelli ricci & Cecità completa …I Fotogrammi si susseguono e mi ritrovo nudo di fronte ad uno specchio che si accende, illumina la mia stoltezza ma una notte di Luglio si sa passa in fretta: treno rapido Roma – Milano con una bomba in prima classe che cambierà l’ultima destinazione di alcuni passeggeri che saranno presto dimenticati nelle cronache grigie del dopo-attentato (troppo simile al dopo partita), nei fotogrammi delle interviste di pubblico svago-rammarico (ricordano quasi i clown nelle piazze nel simpatico tentativo di camminare su un filo sospeso in aria subito sotto al pallone aerostatico). La sabbia scorre, come un fiume. Scava valli coltivabili e sature di nebbia. Tempo & Libertà, é in dubbio di quale dei due concetti sia più vicina la morte terrestre. Unica cosa certa: le notti di Luglio passeranno in fretta ed io non saprò mai cantare. Verdetto della giuria (silenzio in aula scaturito da molteplici martellate sul legno) Innocente! (disapprovazione dell’aula testimoniato da pesante, penetrante mormorio e nessun sorriso) Motivo: “Il fatto non costituisce reato”. E si arriva alla fine della storia quando Libertà sopravvive alla morte di tempo (la lancetta è minuscola, non é un caso). Il protagonista spegne la sigaretta in un posacenere lì per caso e si trova a volare verso i suoi occhi che si sa sono ormai grigi, portato dal concetto. Libero. Null’altro. Tutto questo é una notte di Luglio (potrebbe essere il cinquantenario di un errore dell’aviazione americana… ma questa é solo un ipotesi poco credibile) che passa in fretta come il ricordo di Uomo morto, anche solo nei nostri pensieri. E volo libero verso un miraggio, una variazione sul Tema una ostinata indifferenza, una cecità teatrale, irreversibile o una melodia ed Amore senza nessuna possibilità di sopravvivere. Continua la mia lettura e arriva il punto, sarà l’alba che nasce o la neve che cresce tra la battigia e l’Appennino o, meglio ancora, la canzone che lambisce il padiglione auricolare delicatamente (con maggior forza il lobo temporale) per poi esplodere nel cuore non avvezzo a tali parole: buon dio é morto e l’arcobaleno insieme a lui. Le istantanee sono bruciate nel rogo appiccato dai vecchi che non potendo vivere odiano con tutte le loro rughe la morte senza reverenza alcuna per chi é più anziano di loro. Il concetto è unico come il partito ai tempi migliori. La libertà è assoluta come se fossi stato gettato attaccato ad un aquilone dal filo di centomila metri la morte inaccettabile per chi non vive quando la libertà lo imprigiona. Dall’alto del mio piedistallo eretto per l’occasione saluto una folla di grigie anime perse nel caldo di un’alba di Luglio prigionieri di una città senza l’anima ormai evaporata fra i granelli della sabbia di ieri. Già. Sulla strada ci sono ancora i segni di Strage che il tempo non lava e la pioggia nel caldo evapora (bisogna ricordare la latitudine, sarebbe troppo facile parlare solo di Archimede) 19 Luglio Giorno di Innocente & Colpevole che termina comunque in una galleria (la possiamo intendere come notte o più semplicemente come il traforo di un monte, di qualche massiccio, chissà se in Europa o in Asia). Una notte di Luglio si sa passa in fretta, so! ora conosco il grigio del non essere la tristezza di non potersi esprimere la stoltezza di chi generalizza (in questo momento l’ovazione si fa sempre più forte e raggiunge il cielo con il suo fragore), crollano i miti canonizzati, urla null’altro. Nelle mani un tratto sulla situazione in cui ci si viene a trovare alla partenza dell’aereo verso la nostra ultima destinazione: Budapest o Pechino o la stanza accanto la cosa importante é che il concetto sia lì… Sono io. Sono solo. C’é un’interrogazione parlamentare sul significato da attribuire alla parola Libertà ma in un’altra notte, in un altro paese (non dappertutto ci sono stati bombardamenti) un altro Protagonista, (non tutti hanno scelto il grigio, forse lui ama il rosso e tutto vede di quel colore brillante) Ucciderà anche lei e sarà giudicato innocente, perchè “Il fatto non costituisce
reato”. Istrione ramingo. Poeta emarginato. Cantante stonato tante le possibilità (come tutti sanno il romanzo é basato sul sistema: allo stesso modo della perforazione di un monte o dell’estrazione di un dente oramai morto). di un protagonista eccentrico di un omicida renitente alla leva. I titoli di coda scorrono e il film, quello vero per nulla é iniziato. Una notte di Luglio si sa passa in fretta come il ricordo di alcuni eroi o i fotogrammi di un film o i baci di un amore puerile che tutti hanno vissuto. Passato oramai remoto e la storia finisce senza nessun colpevole. Già é giù il sipario!

 

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