Tra gli ottimati non sono radicale
il buon senso penso sia utile
a volerti consigliare bene, o il male
sulla base del riflesso nello specchio
del cuore in cima al tuo indice nudo
che al centro ha il cuneo dell’iniziare.
Apparsa anche d’argento,
il viso sciacquato, l’avermi salutato.
Ti voglio parlare nazione, allo stato delle cose,
signora di paese tanto educata da non aver candore
di dire più chiaro il me ne frego e ad alta voce.
Nel mondo che evade le tasse
tu sei lo stupore e il malumore
del dire. Io giuro d’odiare il tuo passato
ogni presente di silenzio e il futuro
se tremano gambe e braccia per volere.
Ma questo è Catullo e non romana è la morte
precoce, del poeta la mia censura e l’oratoria.
Mi inviti interposta a essere elastico
ad ogni abuso di potere e d’arrivare.
Il tuo profumare mi libera d’incanto
del diritto caldo, con la norma fatta
d’eccezione che non vuol più dire
d’amore e considerò il provvidenziale.
Ma che ti dico a fare? Mi sconquasso, credo,
voglio e spero. Elastica debba essere ogni sfera
rimugino, mi risento e ti strasogno
nell’intimo del possibile, e in forma e fragile
non sbaglierei più verbo a disinfetta verità.
Troppo spesso ho visto figli di uomini
elastici di madri capienti del resto
laboriosi cittadini non nati tra le mani
dei sociologi sconsiderati, presto
alla statistica impacciati e assai devoti.
Rinasci, se riesci, o cerca, se volessi,
tutte o mezze le parole che direi
ma non chiedermi di non provare
a volerti raccontare del tacere
promesso a te che vivi d’aria
che crea correnti, che fa gocce
d’acqua degli amati insoddisfatti.
Il mio consiglio è d’apparire e di sempre parlare.
Il neo grande dove vorrei il tuo naso ti direi
è ora anche una casa nuova da arredare
dove potrebbe entrare il Maine e uscire mai.

