Offerta rustica alla ninfa plastica,
dov’è il principio di piacere
è il semplice non essenziale.
Come il cane, il gatto di casa,
la donna del noncolore perla,
il giallo pantone, il rosone di stucco,
il cannone brunito di bronzo
azzurro cielo, come tutto fosse vero,
incombusto.
L’ufficio del cuore in fin dei conti,
un lavorio del mare.
Musa tra i trucchi in fila
sul G.R.A. come tra troppi
con l’immaginario tra i piedi
il mio pensiero ai tuoi, neri
sulla passerella delle arti,
sulla montagna tra le stelle
e nella palude come le belle
di ogni rivoluzione.
La Senna nel bel mezzo
con una penna figlia
di memoria ottusa
e divinità imperanti.
Euterpe mia, ti ricordi
ero come sono, tra Clio ed Erato,
ero a Torino, a Marsala,
erano i trent’anni e una cena di gala.
L’Italia era la Gang, una segreta, la mela stregata.
La patria era il mondo occidente,
era Parigi, Londra, l’Arcadia, era l’Africamerica.
Tutto era a Roma. Tutto era casa.
Ora Melpomene allo specchio
per essere quasi insomma libera
si fa prigioniera del gabbiere morente.
Tersicore apparecchia per il gioco,
dice di tutti per maschera di parte
e di nessuno per fugarne il dubbio.
Talia, edera della verità che non ha musa
Urania, si fa divina sul divano,
la filosofia alla mano.
Polimnia, facoltà del divino e del dispari
muove l’acqua marina e con le cuffie
fa nota del blu oltremare e del terrestre,
lascia intravedere ogni stagione
e la semplicità.
La vita che riposa tagliata e miele
e olio, è quanto offro nel desiderato
trasparente, un caffè o anche amore.

