Ti mando una cartolina dell’essere.
Societ?? per azioni che di libert?? rivoluziona
l’et?? nel coltivare il vezzo del verso opposto
del manto, il tempo, il sole di giugno.
Sarebbe giusto il gusto del carnefice,
boia che non molla la Capitale
ed esatto lo scatto al baratto nell’avere
Roma o morte e poi aspettare che
fioriscano gli oleandri come i congiuntivi,
e rifiutare, rifiutare e rifiutare. Mare.
Singolarit?? di azioni cos?? diverse in vita
e opera fumano e sognano come battelli,
come gabbiani spaventano in grandezza
dove volano solo colombi grigi e passerotti.
I cancelli del mare comune, impiegatizia
arremba la bimba stridula e la bomba
acidula, la ciambella unta d’olio
di malinconie in panne tali da giustificare
l’a sdraio e il sale in cui il grano trasfigura
e cade in mano come sole quando ?? maturo
l’amore coltivato.
Maestra dell’assenza la tua mancanza celeste
e della bicicletta Atala, dei ranuncoli
e dei gerani tra i miei vasi spinosi dove solo
una patata -o cosa sia- tiene l’anima in cucina.
Uccido le zanzare sulle offerte magnifiche
e progressive del mondo fatto di esigenze
a buon mercato. Nel gioco manca la carta
intestata, dell’avvocato una risma piena,
e finisco sempre a ricordare quel mio piccolo
bacio sul tuo piccolo seno.
Sciolti, slegati e prigionieri sono versi veri d’animali
e trofei da non mostrare nel presente e nel privato.
Una signora consiglia dal suo peso alla lei leggera
che la segue, quasi accecata, di non guardar passato,
di non aver storia. Vive e sembra come la mia
poltrona che mi tiene al lavoro eppur non paga.
Vorrai un giorno dirmi o scrivere d’aver capito
tre volte grande il bacio darei al mio dito e al sole
che teneva e ancora sogna nel sospeso.
In tanto lavoro pago, prendo, scappo e scrivo.
Mi rimando di anno in anno all’anno nuovo
ancora un mese per ogni anello che ti devo
ed ogni notte al suo mattino. Quando il certo
si bemolle che fu della mia mano e del francese
non fa le rime con le zolle del mondo tradotto
di Queneau, sono tra i moderni vangeli gi??
sociologici e incompiuti di Zol?? e come buona
novella vivo tra le briciole, gran rifiuti di papi
di gesso, del grasso che ne cola e poi
tra i fortunati, l’agenzia delle entrate mi schiera
in un revival di censura che non vuol sentir memoria.
Era primavera, era estate come lo ?? tutt’ora
e poi l’inverno in cui non sei pi?? nuda.
Sulla strada del ritorno dopo tanto riposo
la venere ottentotta si ripete come le migliare
quando sul finire del mio viaggio al limitare
delle paludi ti volevo ad alta voce e tu apparivi,
ti chinavi come mai e mi squarciavi il cuore.

