Cielo bimbo pigro
che tieni i giochi, per il manico
le piogge e magre
piene in sogni di pizie infauste,
cadi come vuoi.
Sbalza sul covone non falciato,
accendi l’occhio
bianco azzurro degli antenati.
Ricorda l’angelo
in stipsi di religione prepagana
che regge pigro
futuro su nubi che dondolano.
Venti giorni dopo che iniziò il mondo
per Bisanzio la molle, nuova è Roma
e la pensione che finalmente langue
per la vittoria nella data di Maratona.
Un lustro, un anno, qualche giorno
(ma certo non ungo i capelli di burro)
saranno un eone, sempre ricordo.

