(del sistema e del complesso dei segni con cui si ricorda l’amore e se ne distingue l’umore ma anche delle operazioni in virgola mobile per secondo).
Quando ho saputo che Dürrenmat era morto,
sono arrossito assai poco del mio ritardo.
Per me vivo, vegeto, era però una reversione
da traduttore degli orologi nel cassetto,
fato demiurgo di famigerate bevande amare.
Mi sembrava di ieri l’altro il tuo saluto
per un dopodomani e vacanze mediterranee,
del resto non fai poi molta differenza
se quel che è scritto è stato scritto già morto
e fermo non ho saputo rimaner muto.
Orde e barbari pensieri nei riposi, micrometri
di felicità, sentimenti suscitati da tutti, gl’altri
come l’amicizia, la simpatia, come l’amore o
l’incredulità, un poco pingue di grassi buchi,
avrebbe obiettato ottimista, che non i denari
fanno meno grigio il funzionare ed il futuro
ma la libertà di barba nello specchio madre,
la verità bagnata tra le briciole di colazione.
A differenza di drammaturghi e scrittori veri
i poeti rifiutano senza aver studiato
d’accostare sé al sì e ma anche a proprio no,
così, eppure con pergamene balene
non mi posso pinocchiare, prendo da vivermi,
mi acciottolo in poltrona a digitarti.
Una vita zitta per fare la rima e per spogliarti.

