Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria. ??(A.G.)
anche a proposito del modesto impiego, di Kirsten Dunst che guarda il cielo, della buca n° 19
Da piccolo facevo disegni colorati,
rompevo nei giochi indistruttibili
il loro filo con l’infanzia col fuoco.
Ero un bambino sereno. Pensavo
certo a quando t’avrei incontrata
in un incontro formale, sfrontato
al fatto che mai non t’avrei avuto.
Perché ero innocente e sbagliato.
Poi partimmo a vedere il mondo
che tu non c’eri e anche gli aerei
erano pochi. Erano anni d’eroina
di piombo, sul fondo del mare
i cavi erano conchiglie sull’udire.
Tempo d’andare, fare e tornare.
Il bicchiere già non poté bastare
per il succo di questo frattempo
che è stato un viaggio mancato.
La cenere è il led intermittente
di Roma che dorme e dissente.
Furono fragole, stelle e gelosia di donne,
cicche, chicche, chiocce e ciocche.
Ora sono canzoni, cantoni e mascalzoni,
fiorai complici, vicinanze, tombe.
Ma vedi, così più adulto e sereno
ho pensieri pacati e vestiti stirati,
calze e scarpe per piedi per terra.
Ho imparato a mangiare verdura,
so pulire nello yogurt la stagnola,
salare l’acqua, il riso con il brodo.
E ho anche già terra dove andare.
Le parole non sono poi diventate facili
si sfanno in frasi lunghe più dei capelli
dicono notti che non sembrano ricordi
che giorno fanno, d’anno in anno, anni
di pochi baci che lasciano sogni inesauditi
-e anche bucce di cacio nei buchi dei muri-
piluccando dal cuore innocenza ed errore.
Più spesso raccontano come mi piaci.

