Al nascere dell’ora legale nel mezzo del terzo lustro
dell’epoca bella del nuovo millennio il sole tramonta
enorme, da solo oltre qualche nuvola d’agro e forme
antiche, amiche d’animi in quella periferia incantata
di futuri anteriori, di macchine semplici come il pane.
Il tuo “superficiale” diventa la segnaletica orizzontale,
il tempo s’incatena alla stagione di questo benessere
in cui spostarsi senza sudore costa quanto mangiare
però basta a rinunciare al regno celeste che fa festa,
alle povertà sufficienti a fare possibile ogni paradiso.
Sono tra quelli andanti in giardini della speculazione,
così, l’America amica delle mie curve e del tuo seno,
tu sorridi. “Non sei romantico” ridi, e mi dici “scemo!”.

