Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. (C.M. Cipolla)
Anche a proposito della Buona Novella di Fabrizio De André, del futuro per l’Amministrazione di Roma e dell’usare nomi dell’inferno dantesco per descrivere il paradiso dell’estate in questa città in equilibrio tra occidente e terzo mondo.
C’era quella luna stretta stretta che mi dici
l’essere e immagine di noi apatici e lontani
in quei boschi di pensieri neri come ontani
fragili, di prima generazione e troppe stelle.
A passeggio con i soliti pochi spicci in tasca
e i salvifici motti da taccuino rosso in testa
m’interrogo alla luce numero atomico dieci
su come si sia allungata un po’ più la strada,
sugli artificiali punti d’osservazione nei sogni
e quanto possa non far bene interromperli.
Spesso mi giustifico nei ricordi con il fatto
che anche per far l’amore ci vuole la laurea
o anche un po’ di reciproca voglia e fiducia.
Che ci vuole un po’ di fresco, libera la testa.
Così il fatto che a lungo taccia non vuol dire
che non abbia da raccontare di vite normali
la cui poesia assente è da qualche stagione
la mia poesia come l’urlo della costruzione
di una nuova chiesa per il secolare, cortile
di casa, incubo per palazzo d’appartamenti
annessi per il clero che manca solo la piscina
e il cloro. Il sabato, le sette di mattina quindi
attendevo in primo den di mazza nel cantiere
alla finestra, già desto dal sognarti Talia. Nuda
poesia è stato l’urlo roco del popolo di Roma:
“avete rottooo ‘r cazzooo…”
il dirimpettaio gridò per tutti!
Io e te abbiamo certo riso. Abbiamo anche sudato,
(e fatto l’amore senza essere sposati. Certo allora)
qualche comandamento non è grave o necessario.

