Rivendico l’iperdiritto mio a misconoscere,
strizzare, a ridere e ciarlare. Sono
come coloro del colore leggero ma gravido
di umido, il pozzo in cielo. A volte
bestemmio – quasi educato – non m’indigno
più spesso o giammai m’arrabbio
davanti a Dio, al suo denaro, ai congiuntivi
loro, e però… quando è il tuo viso,
anche quando ormai è tempo, ed è tempo
che non si avvicina al mio umore,
quando nei sogni ti incontro in un giardino
un cortile curato con la tua amica
che va avanti con le buste in mano, ti saluto,
un po’ il vento un po’ si scioglie il tuo quasi
kimono di lana rosa, paglia e fieno, sembra
lavato col detersivo di quando ero bambino.
Il tuo seno, giusto e nudo che punta al viso
più che imbarazzo è la mia voglia, tra il blu
scozzese e le tue pretese …mi svegli e dici.

