(Ladybird) alle Lenee

Impiegato

 

Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge. (F. Pessoa)


Tra onesta missione e grazioso congedo le rane,

nel pantano, non riconobbero il dio a gracidare

l’agone, il mistero, ma c’è chi lo chiamò in gioco.

Era già fine novembre, alla radio tra lo vivi

e lo ricordi passava il tormentone, giravo

in tondo con poca benzina, i fiori in mano.

Una coccinella, una coccinella nel passato.

A dirla tutta, allora, quel gruppo appena nuovo

mi faceva cantare effettivamente solo a Bacco

– e pensare a tavole con zuppa ed insalata

ma questa, forse, è tutta un’altra storia U.S.A.

Faceva freddo, più freddo di oggi e poi pioveva,

o almeno la notte sembrava che avesse piovuto

sui muri e sulla breccia pia, su case che vivono

di generazioni intere che dimenticano.

C’era più d’edera al cancello che rosa in pugno

e la spina nel fianco, quel che non sembra vero,

come la radio in testa che effettivamente allora

non è mai stata esattamente una festa.

Virgilio contò sette mesi, Ovidio sette giorni,

volendo sono sette anni o quasi se in minuti.

Si potrebbe così tentare il mistero, la natura

o il vegetarianismo e spenderne il suffisso

nell’arte che non vuole mestiere ma risposte

sulla strada in cui Orfeo si volta prima della luce

perdendo doni, successo e testa, a soggetto

di preraffaelliti di certa fattura e dubbio gusto.

Si potrebbe invece parlare, scrivere e disegnare.

Penso, certo un po’ di più aspetto questa estate.

 

P.S. (sulla notizia) La coerenza troppo spesso è cosa di chi non ha idee. A volte invece emoziona, commuove e convince, come qualche film di Ken Loach.