(Anche a proposito del Diavolo al Pontelungo, di Amleto e dei suoi brutti sogni) La mattina l’oro finisce alle otto e poi
è solo l’argento a ordinare lo straordinario,
a dettare ogni movimento non necessario.
Nell’attesa che la testa paghi ho due mani,
tre lavori, un impiego. Ti spiego.
Quanti interessi non mi precludo
con la nomea di misantropo e la noia
delle nuvole. La noia bella
del far tutto e niente. Del fare presto
e bene, fare sempre allegramente.
Quel che sarebbe potuto essere sono visi,
donne come lame, baffi e pantaloni.
Sono lavori anche più complessi,
sono tanti giorni fine a sé stessi.
Cibele si vanta dei suoi leoni,
la Repubblica dei suoi luglio, e i violenti
del loro geniale ignorare come lo stercorario
della sabbia fino al mare mentre noi
riflettiamo sulla presunta santità
dei nostri celebri omonimi,
titubanti dei patrizi e indifferenti agli imperi.
Senza vanità e alcun gioiello, senza qualche dubbio
penso, in fin dei conti, cos’è più bello di averti figlio.
Se dovessi darti oggi un consiglio ti direi conosci
Roma, che è il mondo, meno superficialmente
dei tassisti ma anche meno approfonditamente
degli archeologi. Comunque, almeno come me,
meno dei pochi felici e molto meglio dei molti.

