La scuola pubblica

La Scuola Pubblica

Che cosa strana leggere
il teatro, senza attori.
Come tradurre,
non farne versione,
così recito
invece di declamare.

Per la fine di quest’arte
l’inquietudine è apparente,
non sono una donna,
mai potuto madre:
impossibile non poterlo più.

Il mio scrivere senziente però
ha bisogno di tempo
per dire che sa:
la verità di sempre
dipinta, un muro non muto
trascritto come gaelico antico.
Ha bisogno di spazio
per traslitterare la fine
del sanguinare per essere,
morire per divenire:
sogno o son desto
il sonno non porta sogni,
gli incubi solo da sveglio.
Imparare prima
di insegnare gli I and U
concettuali che si risolvono
nel copulare, facendo
della porta del contemporaneo
la prima volta d’ognuno.

È una questione di scuola,
di impegno e di fortuna,
di conoscenze della luna.
Poi viene l’estate, le vacanze,
i diplomi, le distanze
rese fedeli dai cavi,
dai satelliti artificiali.
Aerei, treni e auto
partono e tornano.
Ritaglio un’ora di mestiere,
le parole ci si affaticano
protagoniste.

É monologo,
ma facile sembri soliloquio.