Mi obbligo – certo, non richiesto –
nel racconto
del fuoco in assenza del fuoco
del racconto,
e forse una notte verrà il giorno di domandare
se in verità ho solo perso un minuto,
sforzandomi a pensare una metrica
piuttosto che maneggiare l’estetica,
e riempire le assenze del contenuto.
Non ricordo d’aver sognato di sognare
però di quando sapevo
volare dagli scogli, sulla bici,
sulle linee aeree senza bere,
immaginandomi i tuoi seni
piccoli, i miei baci ovunque.
Sapevo d’essere vento,
quindi commedia tempesta
al dunque. Dio denaro
che non c’è, ma ci aiuta.
Per oggi m’interrogo di letteratura
di giacche di cordura per l’inverno,
dell’evitare l’inferno degli acquisti
dei regali di Natale in connessione,
odiando automobilisti e delusione.
Correggo il pitosforo con la tuja,
leggo di mozzarella in carrozza
con la ‘nduja e vedo da me
quanto sia normale
iniziare a sbiadire i ricordi
anche senza candeggiare.
Così il fuoco del ricordo
in assenza del ricordo del fuoco
ha simpatia per le ricorrenze
e non fa brace per celebrazioni.

