“I really believe in empty spaces, although, as an artist, I make a lot of junk. Empty space is never-wasted space. Wasted space is any space that has art in it. An artist is somebody who produces things that people don’t need to have but that he, for some reason, thinks it would be a good idea to give them.”
A.W.
Certo il Verano di Giacomo Balla
non è il Père-Lachaise di Delacroix:
pare che a Roma si viva
meno bene che a Pittsburgh,
e un po’ di più.
A Brecht, effettivamente,
preferisco te con la canotta
Abercrombie & Fich
e gli slip. E poi senza
vergogna
preferisco Carver a Bukowski,
Bulgakov a Dostoevskij,
Günter Grass
a Pascoli e all’erba dei fossi.
Ami la stasi
per apparente indipendenza
dalla materialità.
So il vento e i silenzi
e che sì, sapeva i nomi.
Prevedo, ragionevole,
quello che accadrà:
come le disarmate nuvole
della generosa primavera romana,
che basta un po’ di tramontana;
come il sole d’ottobre
che lo scirocco inzacchera.
Così evito, il grigio in ogni modo
che non era e non voleva.
Stravedo nel baluginare legale
dell’ora in cui il giorno prima
s’allunga, si spiccia
e affretta l’estate.
Come la noia che vizia in pianto
qualunque grazia,
come la gioia che rimesta
il tempo automatico.
Come l’impiegato
con lo stipendio, il parastato
così semplice ch’è complicato:
s’uncina l’immateriale
facendo sostanza l’arte
d’assimilare, sociale
la serigrafia e l’ossidazione.
Parliamo di business allora:
ad oggi, vuoi mettere i Mercati di Traiano
coi Kaufhalle e i GUM?

