Messico e nuvole

 

Nel limbo dov’è ormai il confine segnato

da quel Rio che chiamano

Grande, pensavo verso Nord

il deserto illuminato

a giorno da fulmini poveri – anche quelli,

d’acqua.

Parafrasando direi che c’è

chi legge un solo libro

vive una vita sola

e capisce sempre cose diverse,

chi ne legge migliaia

e non capisce sempre la stessa.

Ma provarci, almeno.

Non mi lamento perciò della carta,

della polvere che si accumula,

dello spazio che viene a mancare:

senza essere fraudolento devo forse ricordare

che il fisco ha avuto dubbi

su come, a chi spolvera,

potessi permettermi di versare i contributi?

Senza trincerarsi nella botanica

o in eruditismi ombelicali,

cosa resta? Il tempo – che non esiste;

l’esperienza – che non è niente

e bene: comune,

macro asilo di vite sopravvissute.

Certo il meteo.

Verso ovest penso la piena del Tevere.

Facciamo attenzione a quando siamo felici.