I don’t mind at all

 

Tra gli scettici. 

Moravia, Geldof 

e le consuete attenuanti 

generiche del namedropping 

da premio Nobel. 

Sereno indifferente, 

il cielo specchio colore 

il buio sordo indolore: 

il sospiro  è immaturato 

e non mi sono sentito tradito, 

prigioniero o privato. 

Non mi sono nemmeno annoiato. 

  

Ho pensato – in effetti – 

fossi pure un po’ giustificato 

ad essere infastidito 

del non sapere davvero: 

chi decide? 

e cosa? 

e dall’assenza, in tempi d’infodemia, 

di qualsivoglia notizia tua e mia. 

  

Abbiamo così ragionato che più ne muoiono 

più si liberano posti 

in terapia intensiva. 

A come non sia esaustiva 

della necessaria civicità 

la paura di non avere 

i cavetti per la batteria. 

  

Nulla sarà più come prima: 

l’entropia certo però, prima, 

non decresceva col passare del tempo. 

E noi non ringiovaniremo 

solo perché ci sembrerà 

un’attività avventurosa 

dover prendere il treno 

conciati come banditi del West. 

Hanno annullato l’Oktoberfest.