
Anche a proposito del cane nero e dell’Urlo, della creatività distruttrice, ovvero della guerra come lavoro. A proposito delle corporazioni, a Roma università. Non senza sano didascalismo: un telescopio sulla verità.
I cancelli di Castel Porziano
sono ordinati
come non mai.
Le buone pratiche
dell’emergenza
soffocano
nell’ansia comune
d’essere vivi.
Si fanno pattern
e svezzano,
ci si nutre della stessa luce
di Rudi Stern
mischiando alla colla
la polvere dei neon
per attaccare manifesti anarchici.
In pochi evidentemente
si sono chiesti
in fila, in casa e da soli
cosa si viva a fare.
Se non si viva perché si muore.
Chiunque si stupisca della città
ad esempio, evidentemente
non è mai stato
in mezzo a un temporale,
nella natura che fa paura.
L’arte è una:
non si mangia e non si scopa.
le arti sono uomini
che tutelano
il proprio tempo
al loro tempo
con mestiere.
Non c’è esperienza che tenga:
mani piedi e occhi
non pensano.
E i riflessi condizionati
lo sono
perché sbagliati.
L’arte è una:
come la natura.
È buona pratica – all’emergenza
consultare la scienza.
Se la decrescita
aiuta l’immobilità sociale
chi sta male?
