Archetipi

Augusta e indigesta
tutt’intorno, da sempre
non basta a se stessa.
Non resta e non marcia,
sonnecchia, di giorno
abbraccia la provincia
di notte si fa guardare.
Accoglie, dimentica,
ricorda a maglie larghe.
Istruisce tra le righe
e mentre ti trasporta
sogni bighe
e messe pagane.
Ha piccioni, storni e gabbiani,
gatti, ratti, lumache,
cicale, formiche e rane.
Ci sono tutte le architetture
di una qualsiasi favola
di Esopo e tuttavia
l’aria ed i sorrisi
delle telefonate di Rodari.
Oggi senza turisti o quasi
ancora non si nota,
nel dopo, alcuna stasi.
Un po’ di Villa borghese,
sono tempi straordinari:
c’era un cigno bianco,
i biscotti al cioccolato nero,
tutta eri un mistero.
Oggi come ieri
c’è follia, scienza e assenza.
Io mi ricordo,
senza pervicacia
ma con costanza.