Chiedo indicazioni ai passanti

Chiedo indicazioni ai passanti
ho paura delle falene,
delle balene e dei sottinsieme.


L’amore è un costrutto borgese
e va bene, ma ti ricordo che
senza frequentare vini e oli
drogherie o ambulatori vedo
cose che gli altri non vedono.
Sento quello che non sentono.


La faccenda non mi preoccupa:
dovremmo solo incontrarci
più spesso, tu ed io,
e fare le cose che
anche gli altri fanno
dirci le cose che spesso
– nei film, certo, ma anche davvero
si dicono

da nudi e spogliati
e dopo abbracciati.
Come l’alce, il cervo e l’orso
faccio sempre lo stesso verso:
quante volte ti e capitato
di guardare il cielo terso
e pensare a me?


Qui, il tuo dio, non c’è.


L’amore è una sovrastruttura, lo so.
Ma ti ho sognata.
Eri magra matura e immutata.
Te ne andavi seria sorridendo
del tuo restare indimenticabile,
o almeno così ho capito.
Nella sala Giulio Cesare
(che guardavo con gli occhi del Navarco
– prospettiva adeguata al mio sforzo,
ora mi dico, e forse non mi credo)
c’è chi c’era prima che passassi
e faceva un gran bla bla.

Mi sono alzato con la sigaretta in mano
e sono andato a controllare il gas.
Ho il green pass, mi sono abbonato a Il Post.