Oggi regalo tempo usato
come nuovo, misurato
con il cesio e garantito
per il futuro. Dono biglie
di mercurio a febbre fredda
per chi è allergico al nichel
o preferisce le cromature
al Corten per dimenticare
il cobalto, a chi non si ossida
o spiccia. Per domani
la transizione richiede molto
litio nel superare
il sistema bipolare:
cuore d’acciaio un complimento
ma poi è la latta che fa l’uomo,
l’operaio e l’ultimo re.
Chi ha rame allora lo mostri,
cornice del caffè nell’alluminio.
Ho simpatia per l’Arminio
che non leggo pagando
con l’ottone, non da ieri
invece compro
le poesie della Gualtieri
che ha l’età di mia madre
e le parole di una figlia
dai capelli di zinco.
Con la fede d’oro in tasca
e un portachiavi d’argento in testa
inforco occhiali di titanio
per una parola primitiva conduttrice
di calore ed elettricità.
Del resto – in questa mia età del bronzo –
piuttosto che al palladio
guardo oltre l’uranio mentre navigo
sulle terre rare dello scorrere compulsivo.
La metonimia sul ferro non mi appartiene,
per le ricorrenze ho metalli e mestiere:
coi piedi di piombo confido
sul filo ardente
non sui proiettili di tungsteno
per illuminare questa giornata
e il mondo.

