Per me fosti dieresi di principi
nel liceo del futuro anteriore.
Eri il canarino nella miniera
dei culi altrui, un passerotto
che strideva come un’aquila
per me.
Gennaro in metro, altro che Zazie.
Sei stato
la mia città bestiale e pingue
vista da un barbaro
aitante e miope, la mia sorte
progressiva e conservativa
dalla prospettiva progressista
di un conservatore.
In vita, sono sicuro, non mi avresti
considerato proprio. Libero
io ti avrei considerato improprio.
Eri già morto quando sono nato
però, ma così ti ho letto e amato.

