La primavera dei popoli

La rivoluzione quindi:
considerate le attenuanti
generiche e l’incensurabilità
dei desideri,
altro che martellate. Altre aspettative.


Non c’è cosa più importante
d’invecchiare bene, senza tarli
incuranti della cornice e continui
ritocchi che minino alla radice
saggezze, contrappesi e sproporzioni,
per una poesia. Ma anche solo
invecchiare e basta, senza
imbullonarsi alla natura di zinco
col legno, falciando al tempo
la compagnia dovuta
potrebbe bastare
alla zitta penna e alla matita.
A sfinire il giallo col marrone,
intorno la città stizzita,
il caldo inverno,
il ticchettio della cena in forno,
tu che non sei andata in giro
tutto il giorno ripetendo
occhi di cane azzurro.
Abbassare le aspettative,
gli avvolgibili mezz’ora, dopo il tramonto.
Sbilanciarsi sobriamente
su ciò che conta poco
e per niente tacere, senza obbedire. Tanto
fuori è come dentro solo diverso
.