Scrivo da sempre come se
non mi leggesse nessuno.
Effettivamente in pochi
oppure nessuno mi legge.
Non mi vergogno
forse sbagliando
– dubitarne è saggio –
né di cosa, né di come.
Un po’, forse solo, di chi vorrei
leggesse. Che ci pensasse.
Di quanti poi, posso sempre
dar la colpa alla mia malcelata
ritrosia nel propormi
oppure ai refusi
frequenti, ai ripensamenti.
Aspirare all’immortalità
è proprio solo dei mortali
ed io ho sempre avuto mire divine
tutte concrete:
pochi dolori,
piccoli piaceri e premi orali.

