Pensare ?? gratis

Dscl1c

Una canzone bella o una bella canzone,

nebbia di porto, porta d’Europa, parco

di nazioni neutrali e di carboni ardenti

di sarde sulle strade infide e quell’idea

ondeggiante del vero. Una nebbia fitta

lo stridere dell’affilatura e dell’ocarina,

i garofani fuor di stagione e nella storia

lasciano credere serio e di paglia il mare

e grandi santi salvatori se visti di lontano

come corvi e caravelle. Belle le gambe

di ballerine ferme, pochi fiati gabbiani,

facce meticce, impero che lascia tracce

in carrubi e banani, pisciatoi per barbari

e commercio d’umidit?? di stucchi illesi

dei muri sbeccati dai ricchi panni stesi.

Cloe di Venosa, degli eteronimi di rosa,

dopo la Bibbia e Topolino dea e destino,

ti fai citt??, provincia e continente

tra pani farinosi e porci neri,

speculi sul futuro che fu ieri

o ti traslitteri nella storia che ?? domani.

Alta complicazione e puntualit??

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(del sistema e del complesso dei segni con cui si ricorda l’amore e se ne distingue l’umore ma anche delle operazioni in virgola mobile per secondo).

 

Quando ho saputo che Dürrenmat era morto,

sono arrossito assai poco del mio ritardo.

Per me vivo, vegeto, era però una reversione

da traduttore degli orologi nel cassetto,

fato demiurgo di famigerate bevande amare.

Mi sembrava di ieri l’altro il tuo saluto

per un dopodomani e vacanze mediterranee,

del resto non fai poi molta differenza

se quel che è scritto è stato scritto già morto

e fermo non ho saputo rimaner muto.

 

Orde e barbari pensieri nei riposi, micrometri

di felicità, sentimenti suscitati da tutti, gl’altri

come l’amicizia, la simpatia, come l’amore o

l’incredulità, un poco pingue di grassi buchi,

avrebbe obiettato ottimista, che non i denari

fanno meno grigio il funzionare ed il futuro

ma la libertà di barba nello specchio madre,

la verità bagnata tra le briciole di colazione.

 

A differenza di drammaturghi e scrittori veri

i poeti rifiutano senza aver studiato

d’accostare sé al sì e ma anche a proprio no,

così, eppure con pergamene balene

non mi posso pinocchiare, prendo da vivermi,

mi acciottolo in poltrona a digitarti.

Una vita zitta per fare la rima e per spogliarti.

 

La casa in fiamme

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Anche in merito al problema dei ponti di K??nigsberg e all’opera prima di Guillermo Arriaga

 

 

Contro la pedagogia istituzionale ed ogni convenzione,

in funzione di variabile reale, il sole ?? sempre pi?? a sud

e la sera si anticipa sulle chiese, in case e cose pi?? noiose

come le carie, le balie, il lido di Den Haag noncapitale,

non come la fata poi bellissima, della liberalit??, di avere.

Da Roma, i Dioscuri salutano anarchici, le polveri sottili

alla briglia, di travertino l’obliquo della stagione e d’ombra,

temo d’oriente la luce dalla colazione al postprandiale.

Prima che faccia presto l’inverno, che si lascino immutate

certezze e relativit??, ricordo natale, pomice fino al tempo

di volerti. Nell’indeterminatezza, cuspide dello scorpione,

non chiedo a Babilonia, Chagall e non i numeri a memoria.

 

Bolle di sapone per giocare

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Mazzetta cronica di foglio in foglio

un sasso, un villaggio, un laghetto, un bagno,

banche d’affari e case grandi e lontane

dalla politica dei fori tutt’intorno a finestre

care. Il godere della feria, della storia,

di un impiegato dell’incoscienza migrata

dalla vena all’occidente in crisi

di transustanziazione sul  punto percentuale.

Celeberrima responsabilità, sogno in rassegna

virtuale, il tre per due fa cinque e la stampa,

poltrona di  gabinetto, della mano il disimpegno.

Luogo umano sullo spigolo della retorica

civiltà che senza volerlo fu di dita amiche.

Lavoro imparziale del tempo ambiguo,

ronzio che fa bello il bello,

immateriale didascalia e bella la giornata.

 

Un modello della realtà

892011

 

“Se abbiamo determinato arbitrariamente qualcosa, qualcos’altro deve accadere” L. W.

 

Di anno in anno la fuga nel concerto

per la mano sinistra di mia sorella,

figlia unica di un mondo allegro,

(quanto può dirsi si può dir chiaramente)

distante negli anni da quella carezza,

dalla verità che nego nell’assenza

del suo avvenire e dell’immagine

di cui non si può parlare.

 

Deve tacere l’amore morbido

quando il sole sale e il sale si secca al sole.

 

Il fatto nello spazio logico è stato

disaccordarci dove entrambi dovevamo

essere, tu un po’ in anticipo

-ma non a sufficienza!- ed io in ritardo,

per un problema minimo d’insussistenza,

quando era ormai improbabile

la tua presenza, e tutto il resto

sarebbe rimasto uguale. Didascalico

l’amico Ludwig, meccanica l’arancia

negli aperitivi, riflessa sulla ciliegina

che divina, ha senso in sé l’immagine di te,

del caffè, delle proiezioni vere a priori,

di altri tre capitoli, altre vite

rimangono fuori. Insieme

(una prospettiva sull’essenza del mondo)

più o meno una proposizione.

 

Brama nel comune scirocco

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Cielo bimbo pigro

che tieni i giochi, per il manico

le piogge e magre

piene in sogni di pizie infauste,

cadi come vuoi.

Sbalza sul covone non falciato,

accendi l’occhio

bianco azzurro degli antenati.

Ricorda l’angelo

in stipsi di religione prepagana

che regge pigro

futuro su nubi che dondolano.

 

 

Venti giorni dopo che iniziò il mondo

per Bisanzio la molle, nuova è Roma

e la pensione che finalmente langue

per la vittoria nella data di Maratona.

 

Un lustro, un anno, qualche giorno

(ma certo non ungo i capelli di burro)

saranno un eone, sempre ricordo.

 

La materia dei desideri

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Non cade la stella della sera

Lucifero che nasci senza scuola.

La filosofia delle cose, la fisica

delle persone sole, il sole

nemico, e dio una cosa, sapevo.

Avessi prestato attenzione

non avrei mai capito dolce

luna di bandiera, il sole gatto,

l’Egitto informe di turchi confini,

della gente l’ammassa e la folla

di petizioni per noia, la fame

di cospirazioni di fiato, fato

dei protestanti, degli anglicani

coi loro cani, dei liberal illiberali.

Ordinata la fila trasparente di pensieri

per cose necessarie non avrei escogitato

tra sassi nebulosi ammassi di cielo.

Vero. Ma nemmeno le rose di Maggio

potrei né chiederti alle stelle d’Agosto.