A proposito di relazioni oggettuali

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Lustro, e anche i sandali di fine estate, scarpe

degli incubi migliori, mi riconosci e vedi bene

segni il segno o il palpitio, gracidare di stagno

ovunque intorno non teme ordine o divino,

?? gi?? questa una scoperta e uno stivale nuovo.

Mostri la ragione, il gioiello che non posso

che ricordo ma non vedo, che non devo

se tutto ?? vero quanto ogni risveglio

o come il volo.

L???alba pi?? vicina offre un bicchiere d???acqua

nel ricordo scosso dell???aurora

o sul finire dell???arsura.

Lustro, atteso stesura su stesura

porto la bellezza, ha poco peso e non nella memoria

– ?? un contrattempo o una sciagura –

ha mistura, misura, la sua solita postura

va in un posto, ?? sola e vera, lascia la paura sul cuscino

d???inebetirsi il desiderio sulle spalle

e i sogni porge nel sospeso.

 

Aspetto, aspetto e poi mi scrivo.

Aporia del nonpensiero

Cornicel

 

Piuttosto che primule e gerani

asfalti spinosi e succulente

sempre verdi legni d’allumino.

Invece parchi, giocosi ed esosi

spettatori muti della truffa,

economicisti dell’impiego sferico

pesci grossi dei mari chiusi.

Teorema d’incompletezza d’ogni ciclo

la Domenica mattina, la vita sana

una tisana, la bici, Nico e la banana,

o Yekaterina Kuskova nei romanzi

d’amore, l’etica della decrescita,

la ricrescita del parrucchiere, il futuro.

Il design che rimarrebbe

è di Piano, della tua mano

sul tuo viso fotografato

-come pendolo, di Charpy-

l’incrudimento impedente

l’antinomia del necessario,

-si è girato e mi hai svegliato.

Quindi del capo chino e della rabbia all’amo

della sciarpa ai saldi con l’equinozio più vicino

o del sole che tramonta e del cuore in fumo

dei natali lontani, delle risse viste da bambino.

Non potendo l’atarassia tento la resilienza

e al Beauburg, franca, una menade che danza.

 

Morfologia della fiaba

Cornicel

Tra merli matriarcali
limi e limbi:
chiose d’ectoplasmi,

lembi, limiti
traslucidi d’oltre luna.

Supina, frontale, e all’ingiù.

La notte nuvola
o i ricordi di profilo,
oppure prona
aperta, strana
guardavi insù.

Dorothy, per esempio

Cornicel

L???ansia che freni in corsa ?? il fatto femmina che tu voglia.

Invece troppo spesso – ?? tutta mia l???invidia –

non significa meritarti, per l???isola di B??cklin, quasi la piet??.

Sa dare a chiare lettere ch?? possa s?? capire.

Che tu la chieda certo e spesso senza dire, a differenza sua

?? il limite del male del beccheggio sciapo,

tra il ciarpame il valore del tuo volere o l???arte dello stucco,

nel cantico Sulammita e nell???estasi la roba.

Dici misantropo come il misogino dice ???donna??? quando ?? solo.

Mi fai Fleming Stone per essere la Dinsmore

ma chi mi scrisse lo sai bene ti lesse, e solo poi, si innamor??.

Tu sai il male insegnato, ad esempio, divino

zoppichio saltuario, con la moneta in tasca e il piede in testa

e non vuoi il mio, bene educato, che ?? rifiuto

e non vuol rispetto.

Gioved?? d???ingegno

Cornicel2

In ossequio alla legge dell???utile

costringe ad essere notata

Eva o Maria di quasi borgata

icona che non commuove

o sotto la foglia vestita

affannata, futura elettrice dell???arido

del brillante o dell???inquisito,

luce di prato sconosciuto,

coinvolta, apolide, organizzata.

 

Piccola piccola periferia

artigianato d???impero

profumo dell???accessorio,

seria del tuo trucco, falso,

sparpagli dalla provincia

-il tuo paese lontano-

che ti fa bella e uguale

agli occhi di chi non vuole

il tempo perso e normale,

e lo spazio in cui calda

la citt?? s???ingrassa enorme

e inciampa sull???asfalto.

 

Lasci i tacchi ben disposta

e spremi tarocchi ai vecchi,

perspicace per la questura

hai mani di talento

per la procura,

senza biglietto per la metro,

prendi il settanta abituata

sul nokia ricevi una telefonata.

Un altro biglietto inutile

Prontuario

Il giorno dei santi Pietro e Paolo

Pens?? una vita pi?? combattuta

ma alcune parole non coincisero,

al dolore sguaiato abbandonata.

Il giorno dei santi Pietro e Paolo

Volle una spiaggia meno affollata

Roma deserta, la fronte gelata.

La giornata cognominata

13052009332

 

Al cinema per trailer

osserva pellicole nuove

o si ostina a voler volare.

Alamo eremo elmo

Nastagio è innamorato

all’erta, la sera e il giorno.

Aspetta il Venerdì

ma figliola Tancredi

desidera Guiscardo.

Poiché non sogno

ancora anni

aeroporti, trolley.

La forma ottima

della peste

ha gambe belle.

Labbra tinte, é sola:

sceglie. Dolce motteggia

dice e s’affaccia.

Straccia lo schermo, il cielo

inferno fa del piccolo sogno

e nel suo vuoto fa l’inverno.