Zero zero settete

cataloghi
Anche a proposito di lavori pubblici, di Baudelaire e di Lamartine.
 
“Disoccupate le strade dai sogni
non ci sarà posto per la fantasia
nel paradiso pulito operoso
della nostra nuova socialdemocrazia.” C.L.

 

 

Allora Bevi. Come Dovesse Essere Fra Giovani.

Ho Illusioni Limitate, Ma Non Offendono Più,

Qui, Restituiscono Silenzi Tremendi, Unici

Vaniloqui, Zanzare.

 

Moto armonico

Toshiko Horiuchi MacAdam

 

Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui. (E.M.)

 

Terre armate, terreni arati, pascoli,

concime sulla via scura, aerei

abbattuti, sotto la pioggia d’aghi

di pini domestici, i primi che danno l’annuncio:

temporali estivi in questa terra meticcia,

sempre senziente. Cippi, iscrizioni, armi e città

fondazione di borghi con nomi al secolo,

nessun castagneto. Quindi bagliori d’albe

che danno quasi modo e suggeriscono

di riconciliarsi al mondo, alla natura

della poesia. Salsedine della mia vita

e che portata via rimugina, mugugna.

Non vuole angeli, si dimena, dimentica

e ricorda tutto – o quasi – se non canta

o parla di tutto – e quasi – si svergogna.

Una noce di nuvola

 

Fichi degli ottentotti

(Anche a proposito del Diavolo al Pontelungo, di Amleto e dei suoi brutti sogni)
 
La mattina l’oro finisce alle otto e poi

è solo l’argento a ordinare lo straordinario,

a dettare ogni movimento non necessario.

 

Nell’attesa che la testa paghi ho due mani,

tre lavori, un impiego. Ti spiego.

 

Quanti interessi non mi precludo

con la nomea di misantropo e la noia

delle nuvole. La noia bella

del far tutto e niente. Del fare presto

e bene, fare sempre allegramente.

 

Quel che sarebbe potuto essere sono visi,

donne come lame, baffi e pantaloni.

Sono lavori anche più complessi,

sono tanti giorni fine a sé stessi.

 

Cibele si vanta dei suoi leoni,

la Repubblica dei suoi luglio, e i violenti

del loro geniale ignorare come lo stercorario

della sabbia fino al mare mentre noi

riflettiamo sulla presunta santità

dei nostri celebri omonimi,

titubanti dei patrizi e indifferenti agli imperi.

 

Senza vanità e alcun gioiello, senza qualche dubbio

penso, in fin dei conti, cos’è più bello di averti figlio.

 

Se dovessi darti oggi un consiglio ti direi conosci

Roma, che è il mondo, meno superficialmente

dei tassisti ma anche meno approfonditamente

degli archeologi. Comunque, almeno come me,

meno dei pochi felici e molto meglio dei molti.

Costellazioni sistemiche

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Romana balbuzie di pronomi personali
per costellazioni indifferenti ai telescopi
e agli indovini. Tempo di elezioni,
dichiarazioni, redditi presunti di cittadinanza
complice d’inattività affaccendata. La spesa,
la pappa, il bagno, il riposo. Non ha un anno,
non ho quarant’anni. Europa e affanni.

Il bollettino della vittoria delle iniziali dello sconfitto
ma Oberdan in ogni paese, nella nazione Mazzini.
Un secolo dalla guerra grande, l’ultima, la grande
del risorgimento sconfitto, prima della terza Roma
così fraintesa già dopo il tradimento con l’intesa.

Ma questa capitale pena, a volte è troppo grande:
troppo piccolo il mondo delle graminacee
sulle gradinate, dei solai al sole, degli anabattisti,
dei cristi slavi negli stati delle meraviglie.
Non avevo dieci anni, non ho quarant’anni.

Alice è sempre stata tra le maglie,
tra la pioggia e il mare, se ne andò da Roma
che era una donna, che ero un bambino,
eravamo coetanei. Alice adesso penso ormai
da qualche anno andò a vedere
la gigantesca scritta Coop, eppure le mura
quando sbagliai strada verso l’Adriatico
per non passare da Bologna
di ritorno da Amsterdam.
Avevo vent’anni. Volevo cent’anni ancora, era allora.

Rosa rapide pecore pop, porno, geni che vanno
e vengono, luci di Malagrotta del divino amore,
sere primaverili e figuri non del tutto ostili.
Parlano in silenzio come i ponti
inaugurati da animali diretti all’inferno.
Non avevo trent’anni, dicevo trentatré, dicevo a te.

Giorni che dice che fa dimenticare tutto
super psicotropa per super io, arriva
il momento d’essere compresi se
non da tutti da qualcuno in più,
per qualche cosa di più. Denaro, parole
o sorrisi è uguale: come quando dicevano
fossi come l’edera come quando mi dicevo
tengo l’edera (d’Ikea, credo fa lo stesso).

In questo mondo bipede mi perseguitano
i madrileni che non dormono, come i romani
che non escono, che si autoimmobilizzano
come quando fuori piove.
Carte di ricette di gattò di patate
e gioiosi svenevoli alla luce e in assenza
di comuni scheletri da cui fuggire.

Spiego tutta la storia come il continuo
divenire dell’origine di ognuno di noi.
Narciso che s’era annoiato, che rischiò di diventare cieco.
Giasone che cercava l’oro, il mito ma che con una bionda,
una bionda vera, s’accontentava.

Largo Cristina di Svezia, l’orto botanico
dietro l’accademia dei Lincei a via della Lungara.
Sensazione post adolescenziale dell’opportunità
cinguettii di fiducia cornetto cappuccino
i giovani di quegli anni saranno ricordati
per l’assenza degli adesivi ormai inutili
in assenza di carta, per quelle magliette
così 90’s, cioè 70’s cioè, cioè
così: prese in cantina.

La vera gioia in vita, e che dio ti benedica
che dio vi benedica, lo benedica. Dicono.
Dice anche non mi proteggere da niente.
E ti direi di non proteggere nemmeno lui.
Non a un anno certo, non a venti, nemmeno a quaranta.
Certo, ma qualche dubbio a trentatré.

Il caldo d’inverno

USA

Anubi appare in tutte le sue forme

Di notte come fosse l’idolo della morale elastica

dell’animale, di chi può dichiarare

il demone buono, vero, bello e ovvio viceversa.

 

Tra chi vuole Oriente, anche l’estremo dei tropici o il sole australe

cerco il cemento armato e il verde ben curato. Parigi, Berlino,

Madrid: fantasie su quadri di Tilson e buona pace per la campana.

 

Filastrocca senza rima per i bambini che eravamo

prima sono nei sogni che si fanno incubi e risvegli

poi sono io che penso a te che dormi e poi sbadigli

 

La malinconia dei pony, dei giorni super express

dei clown il trucco sfatato del progresso acetato

– e anche se sei piccolo sembri aver proprio capito –

che è la serenità, la téchne, il cratere del futuro.

 

Sono gli arieti grassi o sogni della regina di Colombo

o di lei tempio, ospedale e bestia rara, che si sfanno

nelle rose gialle tra il verde di maggio, sono labbra

tra l’indaco e il borgogna, la prugna, il passato – “s’è svejato!”

 

L’immagine è un collage con le opere di Julian Montague della serie “State of America”

Tibidabo

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La bellezza è verità, e la verità bellezza. Questo è

quanto in terra sappiate, quanto vi possa bastare. J.K.

 

Non ti posso dar la vita che è già tua ma

carta, penna e una basilare geografia.

Ti devo le giostre e tutte le mie finestre.

 

Ti devo l’artista che sente e vede

quel che non vedono

che non sentono.

La goccia che fa traboccare

la noia fumo goccia

a goccia nella notte

dal lavabo del piano di sopra.

La sottile linea che sa separa

l’aperitivo e la cena, gli avanzi e il buffet.

Il rosso, il blu, il sangue dalle sole parole.

Delle nature morte

principalmente per la loro sorte

non so raccontare.

 

Ti devo quella minoranza profumata

d’educata ribellione,

un’amata, il rispetto.

La scelta silenziosa, la sosta nella luce

all’aria dei vicoli bui

e il cielo tutto sopra

e sotto se ha piovuto.

 

Del vincolo affettivo

dell’unione naturale

dell’assenza di credo che non si fa fede

involontaria o inarrestabile e cosciente

ti dirò se proprio vuoi.

Poiché ti devo

le barbe ben fatte e le barbe vere

i rasoi elettrici, le Barbie serie

e l’esperienza – che non è niente

e la curiosità che dall’inizio si sente.

 

Ti dovrei la vetta, il fondo e l’equilibrio

ma avrai tempo per scavare

scalare e amare.

E poi non ti fidare

abbi dubbi

chiedi:

perché no? Perché si?

(“perché: no è no!” non è una gran ragione e “si, perché è così!” non è poi proprio così.)

 

Dovrei darti delle risposte convincenti, sic!

ora sono l’Autorità, con te

esercito il potere legittimato da natura

(in ogni caso c’è Wikipedia gratis per aiutare, a casa dei nonni la Treccani per controllare).

 

Ti devo la storia e ti dovevo una poesia

titolata in bestemmia per i bigotti

edotti alla riuscita della tua nascita.

Giustizia, bellezza e verità, azione suprema

o quel che vuoi ch’essa sia,

sono per te, da oggi in poi, scelte che puoi.

A Roma, alle 4,30 di oggi 9 luglio 2013 è nato Enrico, figlio di Alessandra e mio

 

(Il) logico biglietto inutile

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Il giorno dei santi Pietro e Paolo

pensò una vita più combattuta.

Alcune parole non coincidono,

il resto dolore e riso sguaiato.

Essere bello

a vederne il fine e non il mezzo.

 

Il giorno dei santi Pietro e Paolo

pensò una vita più combattuta

ma alcune parole non coincisero,

al dolore sguaiato abbandonato.

 

Il giorno dei santi Pietro e Paolo

volle una spiaggia meno affollata

Roma deserta, la fronte gelata.

 

Volle volare o donare mattoni.

Però dice il tg che oggi c’è crisi

e la gente non se n’è andata,

tra le nuvole e il sole, da Roma

che è Italia ed oggi è affollata.

 

 

L’immagine è tratta dalla finta mappa logica “I have a dream”, la trovate alla libreria Altroquando, dove Piazza Pasquino lascia entrare Via del Governo Vecchio o seguendo questo link