Monumentale nel bene e nel male
la pianta animale di Caino:
Remo, Abele e gli altri
inutile illudersi non siano morti.
Crepuscolo o alba di civiltà
Atene è Parigi se Roma è New York
e Los Angeles è degli X.
La mia sedia dei ricordi una cantilever,
ma non riesco più a ricordare
come mi incontrassi,
come ci riuscissimo,
con quella cara amica di questo mondo
fatto di servi e padroni,
di biete erbette, cicorie e giacinti
dal pennacchio – io non capisco
chi non capisce
l’arte contemporanea –
quando non avevo il cellulare.
Se il mondo meno sociale
fosse più grande o speciale.
Se normale avesse già il significato
di in apparenza, almeno, omologato ma
libero di non credere nello stato,
nel fato, nella necessità d’avere fiato.
Ad esempio i cineforum
adesso sono in streaming
con le serie cult del mainstream
sullo schermo del tablet
soli o quasi sulle sponde del letto
vicino ai ruderi di antiche civiltà
però – come sempre – e lenzuoli Ikea.
Meno male vagheggio del futuro
che conosco: il cobra dietro la mia porta
che certo non mi porterà ad imitare
la Rettore; il sole sulla spiaggia protetti
con la crema al più alto fattore;
i sorrisi, le stupidaggini e l’amore.
Negli ultimi trent’anni in questo giorno
ha piovuto sei volte. Di corsa,
anche se piove. Non cambia il mondo
anche se piove.

