Aporia del nonpensiero

Cornicel

 

Piuttosto che primule e gerani

asfalti spinosi e succulente

sempre verdi legni d’allumino.

Invece parchi, giocosi ed esosi

spettatori muti della truffa,

economicisti dell’impiego sferico

pesci grossi dei mari chiusi.

Teorema d’incompletezza d’ogni ciclo

la Domenica mattina, la vita sana

una tisana, la bici, Nico e la banana,

o Yekaterina Kuskova nei romanzi

d’amore, l’etica della decrescita,

la ricrescita del parrucchiere, il futuro.

Il design che rimarrebbe

è di Piano, della tua mano

sul tuo viso fotografato

-come pendolo, di Charpy-

l’incrudimento impedente

l’antinomia del necessario,

-si è girato e mi hai svegliato.

Quindi del capo chino e della rabbia all’amo

della sciarpa ai saldi con l’equinozio più vicino

o del sole che tramonta e del cuore in fumo

dei natali lontani, delle risse viste da bambino.

Non potendo l’atarassia tento la resilienza

e al Beauburg, franca, una menade che danza.

 

Morfologia della fiaba

Cornicel

Tra merli matriarcali
limi e limbi:
chiose d’ectoplasmi,

lembi, limiti
traslucidi d’oltre luna.

Supina, frontale, e all’ingiù.

La notte nuvola
o i ricordi di profilo,
oppure prona
aperta, strana
guardavi insù.

Dorothy, per esempio

Cornicel

L???ansia che freni in corsa ?? il fatto femmina che tu voglia.

Invece troppo spesso – ?? tutta mia l???invidia –

non significa meritarti, per l???isola di B??cklin, quasi la piet??.

Sa dare a chiare lettere ch?? possa s?? capire.

Che tu la chieda certo e spesso senza dire, a differenza sua

?? il limite del male del beccheggio sciapo,

tra il ciarpame il valore del tuo volere o l???arte dello stucco,

nel cantico Sulammita e nell???estasi la roba.

Dici misantropo come il misogino dice ???donna??? quando ?? solo.

Mi fai Fleming Stone per essere la Dinsmore

ma chi mi scrisse lo sai bene ti lesse, e solo poi, si innamor??.

Tu sai il male insegnato, ad esempio, divino

zoppichio saltuario, con la moneta in tasca e il piede in testa

e non vuoi il mio, bene educato, che ?? rifiuto

e non vuol rispetto.

Il paese dei fiori

Semplificazione

La verità in difetto

nei miei versi

la mosca è insetto.

Dov’è?

Nelle ore luminose di tenebre

A questo niente é il mio Dio

L’anima incisa tra le vertebre

La pazienza di Clio

 

Tu piangi, ridi, mi minacci

ti impaurisci e strascichi

i tuoi orli e il raso

alle mie dita lasco

o senza brezza,

per le zanzare fresco

di patrizia gioventù in giro

per il mondo benedetto

da reclami e sberle.

Menta, orzata e frutti.

Insomma amo

cose da bambini

e mi ricordo, lo chiami

a volte culo.

Vediamo,

prima o poi ti chiamo.

Lo stato delle cose è una mezza verita'

All’avanguardia

della riforma: la noia.

Luther Blisset

– c’era ancora il 13 –

diede una festa.

In questa forma

senza te, non basta

il vano disimpegno

riflesso nello stagno;

l’ambiente, una cucina

e un bagno.