Apologia della polemica

Cornicewht

Attesa di corrente

forte di Ponente

Paolo Ostro tarlo

Luce del creduto

nell’arte della fame

– la Repubblica di Merlo

contro la tramontana.

Meglio certo fermarsi

tra persone conosciute

ad ascoltare l’ovvio

facile e il risaputo,

piuttosto che adescare

vento muto, con il  fiato

sospeso, con l’espressione

assente e il cuore a peso.

 

Il paese dei fiori

Semplificazione

La verità in difetto

nei miei versi

la mosca è insetto.

Naviga ma non affonda

 

 

 

 

 

 

Pulce dolce

opera aspettata,

falce la neve

confine colore

beccheggia

sospesa di luce.

 

La cheerleader

curva di Laffer

a capirne rotta

e l’ordine proprio.

 

Radicale cromatico

Ocra cartacea bellezza

quel colore dei palazzi

degli scritti del cucinai

per identità e per lavoro

a tempo pieno nel tempo fumoso.

 

Di fronte e intorno pastelli,

le grate, rampe pubblicizzate

per la confusione inoperante

dentro il sole che si ripete

nel mattone della poca terra,

dal verde dei celestini che lo rifiutano

riverbera e lascia intendere

la soluzione ferma e lontana

lungo la strada che da sola si censura

trasognando malesseri e informazioni

per primari psicologici affini.

 

Dietro le serrande farmacie

lasciano aperta ogni cura

in fessure buie di memoria

maleducati azzurri fuochi fatui

e viola la bocca del forno aperta.

 

La domenica

 

 

 

 

 

 

Il potere che non si può dimenticare

è strumento preferito d’ogni agire:

mani contanti per l’infinito parlare

della negazione di se stesso dell’amore.

Rifiutano souvenir, tengono il cuore.

 

Popper tra gli esteri

Perfettibile induzione della società aperta

è inferenza del pop la metafisica

da inalare al liceo, come neo della misura

il potassio, ricreazione all’ora di religione.

 

Qualora qualcosa in più ti dovessi

dire, ancora con le mie mani potrei

dare, ancora le stesse su cui piango

rido, come quelle che spesso scrivo

d’errore comune per dolce assenza,

fatto il mio dovere e la tua accoglienza.

 

Ma ti devo certo la crisi del sapere

quel tutto che ha fine in un oceano

e inizia spesso in mezzo al mare,

il mio stupore che non sai nuotare.

 

Ti devo quel momento frugale

in cui taccio e affogo nell’annusare

sempre morbido al tuo volere.

 

Ambra fiaba e allume

 

 

 

 

 

 

Così semplicemente
di ogni cosa dea
per ogni oggi mente

 

Potendo poi l’amore

solo una volta

amandolo l’ha tolta.