nell’arte della fame
– la Repubblica di Merlo
assente e il cuore a peso.
nell’arte della fame
– la Repubblica di Merlo
assente e il cuore a peso.

La verità in difetto
nei miei versi
la mosca è insetto.
Ocra cartacea bellezza
quel colore dei palazzi
degli scritti del cucinai
per identità e per lavoro
a tempo pieno nel tempo fumoso.
Di fronte e intorno pastelli,
le grate, rampe pubblicizzate
per la confusione inoperante
dentro il sole che si ripete
nel mattone della poca terra,
dal verde dei celestini che lo rifiutano
riverbera e lascia intendere
la soluzione ferma e lontana
lungo la strada che da sola si censura
trasognando malesseri e informazioni
per primari psicologici affini.
Dietro le serrande farmacie
lasciano aperta ogni cura
in fessure buie di memoria
maleducati azzurri fuochi fatui
e viola la bocca del forno aperta.

Il potere che non si può dimenticare
è strumento preferito d’ogni agire:
mani contanti per l’infinito parlare
della negazione di se stesso dell’amore.
Rifiutano souvenir, tengono il cuore.
Perfettibile induzione della società aperta
è inferenza del pop la metafisica
da inalare al liceo, come neo della misura
il potassio, ricreazione all’ora di religione.
Qualora qualcosa in più ti dovessi
dire, ancora con le mie mani potrei
dare, ancora le stesse su cui piango
rido, come quelle che spesso scrivo
d’errore comune per dolce assenza,
fatto il mio dovere e la tua accoglienza.
Ma ti devo certo la crisi del sapere
quel tutto che ha fine in un oceano
e inizia spesso in mezzo al mare,
il mio stupore che non sai nuotare.
Ti devo quel momento frugale
in cui taccio e affogo nell’annusare
sempre morbido al tuo volere.

Così semplicemente
di ogni cosa dea
per ogni oggi mente
Potendo poi l’amore
solo una volta
amandolo l’ha tolta.