Che chiasso per una mia stella ambigua


Come da lei l’udir nostro ebbe triegua,
ed ecco l’altra con sí gran fracasso,
che somigliò tonar che tosto segua:
“Io sono Aglauro che divenni sasso”:
e allor, per ristringermi al poeta,
in destro feci e non innanzi il passo.

Sai come leggere, sai dove si trova. Conosci il mio mondo più di tutti coloro che vi hanno accesso, sei stata ospite del mio amore.
Puoi leggere.
Puoi leggere quel che c’è scritto o lasciare che tutto scorra e niente rimanga com’è. Vi è poi la possibilità tu capisca in un solo attimo che il desiderio non si conciliò con il tempo e le sensazioni con i corpi e decida di rispondere. L’ultima possibilità che tengo in considerazione è d’aver sbagliato ed è pur sempre una possibilità che con queste mie parole, senza che ve ne siano di tue, lasciamo nel passato per tutti i giorni che verranno.
Mi sono innamorato. Ti ho cercata e voluta. Sono riuscito ad amarti ed averti. Ho perduto te e l’attimo più felice che c’è senza parole e senza lacrime, senza nemmeno bugie.
Nel tempo di tutto questo ho smesso di essere un ragazzo e me ne sono accorto.
Non c’è più l’adolescenza, c’è meno curiosità, a stento mi emoziono.
Senza sognare ti vedo e me ne dispaccio senza soffrirne.
Non è né ricordo né occasione ma è il tuo viso sorridente nel mio letto, il tuo sesso, la tua bocca sulla mia. Non ne è nato nulla dal mio amore per te se non di altri versi e non nascerà nulla dalla tua mancanza che non sia l’idea stessa di poesia.
Cercata fatua eri ninfa, sei stata musa pur essendo madre e morte portando il mio nome tra chi già non lo sa. Ho avuto quel che volevo di te senza ottenerne la realtà, ti ho dato quel che è venuto senza condividerne la verità.
Sei stata l’ultima donna con la quale ho fatto l’amore e non deve esserti piaciuto perché ricordo non è piaciuto a me, l’ultima donna che ho amato e non deve essere stato sufficiente prometterti il resto della mia vita perché qui non c’è nemmeno un minuto della tua, non un ricordo che non sia un altrove, non un pensiero che non sia mio solo.
Ti ho giurato fedeltà ignorando volessi alterità, verità volendo ignorare volessi conoscere quel che non c’è, che so e non sai, che hai e non ho.
Spesso sento il tuo odore, sembra di riconoscere i tuoi lineamenti e cerco di dimenticare che ho impegnato la mia vita per averti e non so più che farmene di te che non ci sei, ché non c’è. Mi sono innamorato senza saperti, ti ho cercata dimenticando i miei impegni e voluta ignorando tutte le mancanze, sono riuscito ad amarti senza morire ed averti, per un solo attimo, come la ragione dell’assassino, come il buio delle stelle.
Poco dopo sono sicuro dissi ti voglio e le ultime tue parole se ricordo bene sono state se mi vuoi. Così, spesso solo, sono le mie sere.

Quando l’anima mia tornò di fori
A le cose che son fuor di lei vere,
io riconobbi i miei non falsi errori.

Un pescatore pensieroso del fiume Litani

 

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In sovrappeso, seconda lettera


Volessi evitare luoghi comuni come il sole ed il mare non ci riuscirei, nemmeno costretto da eventi imprevedibili quali una sguardo di traverso o un tono sbagliato per aver dimenticato la giusta battuta.
Sarebbe inoltre imprevedibile la reazione, poco appropriata comunque, ad una scelta di campo netta che nessuno si é mai aspettato, convinto a ragione dell’impossibilità della scelta al bivio da parte di uno spirito che il bivio lo ha disegnato sulla mano. Scendendo fino al pioppo utilizzato per fabbricarla, ho riletto, ogni volta spostandomi su un altro foglio, la carta scritta in nero, ed ora che sembrano passati giorni non riesco ancora a capire se i tuoi occhi ridevano di gioia o di scherno lasciando le parole uscire incontrollate. Non riesco più nemmeno a guardarli così intensamente i tuoi occhi, distratto da una goccia d’acqua alle mie spalle o da una parola inaspettata ed indisponente. Non sopporto più chi vive né chi piange per farsi guardare non leggo più poesie e non me ne scrivo più. Pretendo da me stesso chiarezza di comportamenti e pensieri: non sono disposto a sopportare oltre, questo strascicare di sogni ed illusioni in fotocopia e in litografia, voglio lasciare spazio alla nuova libertà scaturita dalla morte apparente di un agave: finalmente nata e fiorita e quindi sfiorita e morta, nel tempo stesso che il mio amore maturo per mia moglie é diventato libero e rinato. Amore che amore non é.
Sarebbe troppo facile parlare del mare che vedrai chissà se ricordando quella foto strappata al tempo del gioco puro e ancora più facile sarebbe parlare del tuo sogno che non é null’altro se non l’incubo borghese del buon vivere e del buon agire. Ad essere cattivi ci si guadagna sempre una lapide di marmo verde ed una cassa di gran lusso; ho visto una cassa anonima adornata da fiori di cui non ricordo il colore firmati da me -che i fiori li odio- che conteneva una persona onesta che non era mai stata cattiva. E se ritieni giusto vivere di sogni quando a cento e a mille muoiono uomini ridotti a bestie affamate per sognare più a lungo del disgraziato appena ucciso fai pure: ma io non sono d’accordo. Né però ti consiglio come cambiare: ché io vivo sicuramente peggio -nella disperata ricerca di qualcuno o qualcosa da amare e scrivere- non per descrivere ma per osservare. E come potrai poi essere certa dell’avvento dell’eclissi al potere delle maree? Io per me continuo a guardare il cielo cercando di vivere lanciando i miei sogni il più lontano possibile dai miei pensieri, distinguendo nettamente tra l’auspicabile, il futuribile, il possibile e finalmente, in ultimo, il probabile. Di certo non vi é nemmeno il risveglio domattina. In compenso vengono in aiuto le note di un futuribile probabilmente blu e la negazione intrinseca di se stessi mentre si scrive bevendo e non potendo fumare. Sarebbe troppo facile parlarti dei tramonti, e delle stelle poi? ancora di più! bello sarebbe invece poter avere un mare e un tramonto che sorpassassero la retorica infantile delle poesie adolescenziali e stupidamente decadenti e piccolo borghesi. Troppo facile sarebbe chiederti: vivi, di sogni? allora sogniamo insieme un futuro migliore e questo diventerà possibile. Ma non volevo descriverti per l’ennesima volta me stesso adagiato innamorato ingrassato. Per questa volta volevo dipingere, con l’unico pennello che so usare, quello che vedo nei vetri tremanti di un dopocena, con l’incertezza sul da farsi e sul da dire. Sapessi dire sciogliendoli i nodi che scrivo avrei capito tutto; ed invece il mio vivere continua imperterrito sulla crosta di una terra sporca anche, certamente, per merito mio. Se avessi imparato cosa vuol dire amare nella possibilità di un bacio amerei le sole labbra di un dio e di un diavolo purché fossero di zavorra al volo pindarico intrapreso con una scelta sofferente ed indolore. Rimangono comunque -sempre e comunque- quei fatidici punti di riferimento che hanno orientato dieci marinai e milioni di stupidi adolescenti alla ricerca degli altri loro simili stupidi. Val bene cento pagine il gioco esilarante del nulla trasformatosi in tutto nel ripetersi della disillusione clandestina. Quegli uomini in giacca e cravatta che vanno a piedi per scelta sono più falsi dei feticci del consumare ad ogni costo. E le donne cui ho detto ti amo non entrano in una stanza ma io non ho colpa né risentimento nei confronti dei silenzi che quei ti amo l’avevano strappato. Rimane comunque troppo facile parlare di mare stelle e tramonti nell’ambito di una tristezza circumcentrica ed auto celebrativa. Sarebbe più appropriata la narrazione del finto piacere provato facendo un sesso troppo finto amore. Ancora più lo sarebbe la lettura ad occhi chiusi di versi scritti nei secoli trapassati e remoti, dimenticati e fatalmente affascinanti per chi non rispetta il suo essere al mondo. Mi hanno accolto in questa elettronica landa desolata come un fuggitivo, quasi fossi stato esiliato da quel posto fragoroso di gente e parole che é la più bella città. Mi aspettavo la compassione ed ho trovato le braccia aperte di chi non pensavo le avesse. Ma ora che i pioppi si sono adagiati per sognare qualche minuto anche loro, ancora non ho ben capito se le tue braccia si sono spalancate ed i tuoi occhi, cosa rara, hanno sorriso insieme alle tue labbra, oppure, forse uniche, le tue sono state le uniche a ritrarsi e a non raccogliere la provocazione, adatta a polemici polemisti e ruffiani.
Se vuoi un soggetto per iniziare a scrivere della povera gente girati dall’altra parte e guarda lontano da me perché giocherò a carte la mia superficialità che é l’unica cosa insieme alla capacita di amare con il corpo e gli occhi di credibile che mi é rimasto. Cosa scommetteresti di caro su di me? la bugia già si disegna sulla fronte: nulla! devi essere sincera: nulla di nulla! ed é questa la tangibile dimostrazione del mio essere inspiegato per disinteresse del pubblico, indispettito dalla bellezza delle scene che vivono e calano intorno alla mia miseramente grassa figura. Per questa nuova libertà di amare ho sacrificato progetti che portavano l’odore della cannella e del miele, senza però rendermi conto che l’odore più forte che sento ora é quello del fumo di una sigaretta vietata. Non ho null’altro da fare, perchè nessuno vuole un relitto a malapena galleggiante come zavorra dei suoi sogni.

Felicità o della ragione pura, prima lettera

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Rapina d'amore


Quasi un anno fa in un ovunque all’ombra di Giordano Bruno a lui vennero in mente le parole di una donna ed ebbe appena il tempo di adattarle al suo amore che guardava altrove. Disse.
“Il sole impallidì,
la luna si oscurava;
poichè l’amavo
ed ella non mi amava.
Deve essere così l’amore tra noi?”
E lei:”No, non credo debba essere così l’amore…ma a volte capita!
Ma tu riesci qualche volta a parlare senza usare le rime?”
E senza schiudere la labbra mandò un bacio ad un passante che salutava completamente disinteressato all’esser curvo di lui, al suo voler cercare un momento di silenzio nella confusione della città.
Rimase cosciente, non perse la calma e disse:
“Volendo credo sia possibile, parlar senza rime, intendo…
Provo… Accelero! eventualmente freni tu.
Vorrei che mi stessi a sentire, magari passeggiare, muoversi da qui, stare un poco insieme e scambiare due chiacchiere. La sera, gia oggi se vuoi, possiamo fare l’Amore e poi di nuovo di giorno. Per non sudare magari andare dove ci sono 15° costanti e mangiare insieme qualcosa di buono e che non fa ingrassare…”
Lei si stupì che in un minuto quel dubbio fatto uomo era diventato un uomo senza dubbio. E Lui: “Vorrei dirti cose carine, farti sorridere… magari controllare che quando ti fai la doccia abbia smesso di piovere al piano di sotto. Vorrei poterti fare uno squillo per sapere se hai da fare e passare a salutarti un minuto prima di tornare alle mie faccende, vorrei sospendere momentaneamente tutti i miei impegni perchè vuoi vedermi, raccontarti prima di scrivere che cosa ho in mente, farti leggere le bozze, tenere in considerazione i tuoi commenti. Vorrei portarti dove devi andare e organizzare il tragitto per venirti a riprendere. Mi piacerebbe mi svegliassi al posto del trillo dell’orologio e che il mio telefonino avesse una suoneria dedicata a quando chiami tu. Proveri piacere a fare la spesa pensando di cucinare qualche cosa che ti piace e fare la raccolta differenziata convinto che sei eologista. Vorrei non fumare perchè ci baciamo in continuazione e fumare di continuo per mascherare nel fumo la nostra luce. Vorrei passare dalle torrefazioni a prendere le caramelle che ami per portarti un pensiero che apprezzi e mangiarne un etto su una panchina al giardino degli aranci mentre mi racconti come vedi il mondo. Mi piacerebbe avere un elenco pronto di opzioni possibili per il resto della mia vita perchè sia la mia musa a valutare le migliori. Vorrei fossi qui, ora, per non dover parlare da solo.”
“Ti sento… attento!” E quasi lui non finiva in braccio al poliziotto che vedendoli arrivare si era fermato a controllare questi due con le valigie, stranamente vuote, in mano.
“Mi piacerebbe potessi sentirti a casa tua quando sei da me e a mio agio quando vengo a trovarti. Vorrei utilizzare la bacchetta magica davanti ai tuoi occhi e le mie ali per vedere insieme a te, dall’alto, questo ovunque del mio amore. Mi piacerebbe tu non desiderassi altro che me… Proprio così cos’è?…” Lei aveva tirato fuori un qualche cosa che aveva attirato l’attenzione dei passanti “Scusi” e lei continuò: “E’ molto bello quello che dici, ogni donna vorrebbe avere qualcuno che faccia quello che vorresti fare tu, dica quello che dici tu e pensi come pensi tu…ma , vedi, è proprio questo il punto: ogni donna, ed è questo quello che tu cerchi…non tutte le donne intendiamoci, ma semplicemente qualcuna con cui poter sfogare questo enorme bisogno che hai di avere una musa.” “Una Lancia musa?”, “Stupido!, no. Stammi a sentire. Io non voglio questo… in realtà non credo di volere neanche l’Amore in questo momento… ne ho talmente tanto di mio che mi troverei in difficoltà.
Se penso a ciò che desidererei, mi viene in mente qualcosa che trascende completamente ciò che noi siamo abituati a chiamare Amore….quello che intendo io è reciproca devozione e partecipazione ad ogni singola emozione che scuote l’anima.
Il mio spirito pessimista -forse sono semplicemente realista- mi spinge a pensare che ciò non è possibile per me, per noi, e poi devo sempre fuggire più veloce del vento per paura che possa invece accadere! Sono strana e complicata, ma non più di tanti altri.
Sei ancora convinto di volermi corteggiare? Guarda che non faresti un buon affare… Intanto che fai? Vieni o no?” “Vengo!” Anche lui tirò fuori la pistola ed entrarono nel negozio del gioielliere con le calze di lei sul viso.

Bellezza d'Agosto


M’aggiro fra ricatti e botte e licenzio
la mia anima mezza vuota e peccatrice

e la derelitta crocifissione mia sola
sa chi sono: spia e ricattatore
che odia i suoi simili. E non trovo

pace in questa lotta
contro la mia rovina, il suo sfacelo.

Dio! Non attendo che la morte.
Ignoro il corso della Stoia. So solo
La bestia che è in me e latra.

A Pier Paolo così diceva Dario. Ed una mesta vita prospettava della sua vitalità graffiata.
Si aggirava una sera in P.zza Farnese mentre il vino rosso riscaldava l’estate ancora gelata e solitaria in questa città. Ero un bambino che scriveva dio senza punti esclamativi e lui gia consumato guardava dritto davanti a se e portava il fazzoletto. Notai il fazzoletto e non il cappello che solo dopo seppi essere di un poeta.
Agosto è il mese più freddo dell’anno e che bellezza la Domenica Roma assopita.
Continuo a pensare sia d’Amore il mio cappello e di luce la pioggia che preannunciandosi preclude la vista al di là del fiume. Spesso ci scordiamo che c’è il fiume qui a Roma. E che è confine di questa città. Sono sempre stato di qua e attraversandolo sempre ho pensato di andare altrove. Che grande viaggio ignorare quel che fu d’altri il ponte, che grande avventura ricordare queste sponde figlie della nazione e dall’alto del Ponte rotto volare giù per poi chiamare Bellezza e Pasolini a vedere le bambole del Re dei topi adescare i signori.

Buon ferragosto a chi in città non c’è.

Benvenuti in questa città dove c’è posto per tutti. C’è posto anche per me che da questa mia finestra vedo il mondo scorrere piano e tutto e sono felice.

Questo nel dolore è compimento felice.
Chi ama la vita lo conservi e bruci,
ma resti impassibile, di marmo
a contemplare la sventura mia
e il disinganno. Ché solo la morte
esiste e a lei m’affido, tranquillo
negatore terrestre delle Stelle.

Un fiore, una dea, un diamante e un gregge


Su, o Galle, insieme a me correte ai foschi boschi di Cibele,
insieme correte, errabondo gregge della signora di Dindimo,
voi che come esuli cercate terre straniere
avete suguìto, compagne guidate da me, il mio stesso cammino
e sopportato il mare rischioso e le tempeste marine,
voi che eviraste il corpo, perché troppo odiavate l’amore,
rallegrate con scorribande veloci l’animo della nostra signora.
Bando ai pigri indugi del pensiero: correte insieme, seguitemi
Al tempio frigio di Cibele, ai boschi frigi della dea,
dove risuona la voce dei cembali, dove rimbombano i timpani,
dove il flautista frigio emette cupi suoni dalla canna ricurva,
dove le Menadi coronate d’edera agitano con forza il capo,
dove esse celebrano le sacre orge con squillanti ululati,
dove di solito volteggia l’errabondo corteo della dea,
dove ci conviene andare veloci con impetuose danze.

C’è la dea, magna mater. C’è l’edera e l’orgia. Il consiglio fraudolento non è altro che consiglio di uomo a donne. Parla Attide dalla triste storia , uomo aperto che folle si disse.