Mainstream Crodino

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Perché il male abbia il sopravvento gli atti di alcune persone non sono sufficienti, la grande maggioranza delle persone deve anche rimanere indifferente. Ed è qualcosa che tutti siamo perfettamente in grado di fare. Z.T.

Il cielo ribolle di contabilizzatori

e di fredde stanze condizionanti

nella primavera che si immischia

in fatti bui d’autunno già avanzato.

La Violetta, più che di Pericle

sembra l’etera di Miller, ma Newton

la fa fumare con la gravità che è del caso,

tra le nude 80’s è l’unica che ti è vicina

nel rinascimento d’ederine, succulente

e lese maestre di notti desiderabili.

Torino, Milano, Roma, il medioevo:

volte s’aprono tra lampi e ghiacci

ed esce l’azzurro nuovo, lascia il rosso

a ben sperare per i bei tempi a venire.

Analcolico il mondo che resta in fango

ritraggo l’orlo dal tallone, chiudo

la patta, la giacca, bottone a bottone

aspetto d’essere impermeabile

e raccontarti le tessere del domino

che fu di Tucidide, il fuoriuscito,

tartaruga del tempo andato.

Timeo, Metastasio del melodramma

prelato, e la canzonetta della libertà.

L’enigma dell’Algida è diventato

per l’estate sbagliato.

Ripeto: l’enigma è diventato

sbagliato per l’estate.

Ti racconto Alamo

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La vita, prima o poi, diventa ciò che vuoi, Timoria, 1992

(Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile. – H.M.)

 

 

Nella grande città

del mondo che conosciamo quasi

per intero, seguire il padre non è folle:

certo conserva amore e conservare non è male.

Ma proprio non lo puoi spacciar per progredire.

In versi vorrei evitare di parlarti degli angeli

che orinano in opere prime e film d’autore

come su una copertina del Berkeley Barb,

così come in vita – ma nulla è certo – sarebbe

meglio guardarsi dall’essere re, alla sua corte

o vivere la sindrome che fu di visite al Bernini

quand’ancora al borgo seguiva la sua spina,

non lasciarsi, insomma, bagnare dalla pioggia.

Meglio sarà non credersi Napoleone

quello vero, considerare la democrazia

come un affarone, partecipare

perché è l’invito ricorrente di un caporale.

Ma sentire il padre non sempre è un male.

D’altronde il tempo è pieno di prime volte

s’inizia venendo a vederne

e prima o poi con la morte

si fa l’ultima ch’è per noi che siamo umani.

Si fa anche con le proprie mani

e meglio se interposte.

Questa è quella che noi chiamiamo guerra.

Ti consiglierei cioè di non rubare, uccidere

o far del male, né per gioco o solo amore.

Di non illuderti che le donne di vent’anni

prima degli sguardi siano meno lontane

delle stelle, o che le donne di trent’anni

siano prive d’ansie del futuro che ricorre.

C’è tempo ancora, c’è tempo per capire

che si attraversa ogni strada sulle righe

e tra loro si legge verità che non si dice.

Ti racconto un favola cardiaca,

lasciandoti nel dubbio che sia afrodisiaca.

Prima che tu nascessi ho detto qualche parola,

di notte ne ho perse tante che poi nessuno sa

ma anche oggi qualcuna, da scritta, ti rimane.

Educazione americana

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…il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. (I.K.)

 

 

Ho smesso di portare l’orologio anni fa

lo rimetto solo alla mia responsabilità

senza tatuaggi o segni non del sangue

o come i mancorrenti sulle scale curve

che ha il tempo dai banchi dei ginnasi

fino ai sogni, al futuro che si fa e disfa.

 

È l’unico gioiello che però può l’uomo

così – certo per il vezzo di far pendant

alla cintura, alla tomaia o alla cartella –

lo indosso, lo scuoto, poi esco e voto.

 

(pensando a quel che so e che vedo)

Economia politica

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Gli errori si fanno brillanti

– moccoli a mo’ di fari –

digrigni, hai gli occhi seri.

(Ladybird) alle Lenee

Impiegato

 

Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge. (F. Pessoa)


Tra onesta missione e grazioso congedo le rane,

nel pantano, non riconobbero il dio a gracidare

l’agone, il mistero, ma c’è chi lo chiamò in gioco.

Era già fine novembre, alla radio tra lo vivi

e lo ricordi passava il tormentone, giravo

in tondo con poca benzina, i fiori in mano.

Una coccinella, una coccinella nel passato.

A dirla tutta, allora, quel gruppo appena nuovo

mi faceva cantare effettivamente solo a Bacco

– e pensare a tavole con zuppa ed insalata

ma questa, forse, è tutta un’altra storia U.S.A.

Faceva freddo, più freddo di oggi e poi pioveva,

o almeno la notte sembrava che avesse piovuto

sui muri e sulla breccia pia, su case che vivono

di generazioni intere che dimenticano.

C’era più d’edera al cancello che rosa in pugno

e la spina nel fianco, quel che non sembra vero,

come la radio in testa che effettivamente allora

non è mai stata esattamente una festa.

Virgilio contò sette mesi, Ovidio sette giorni,

volendo sono sette anni o quasi se in minuti.

Si potrebbe così tentare il mistero, la natura

o il vegetarianismo e spenderne il suffisso

nell’arte che non vuole mestiere ma risposte

sulla strada in cui Orfeo si volta prima della luce

perdendo doni, successo e testa, a soggetto

di preraffaelliti di certa fattura e dubbio gusto.

Si potrebbe invece parlare, scrivere e disegnare.

Penso, certo un po’ di più aspetto questa estate.

 

P.S. (sulla notizia) La coerenza troppo spesso è cosa di chi non ha idee. A volte invece emoziona, commuove e convince, come qualche film di Ken Loach.

 

Autarchia e austerità

Copertina

 

 

Per non mettere gli storici con i muratori

e gli ingegneri con cronachisti medievali.

Per non mischiare con il mio mestiere

quel poco d’arte che mi rinfaccio solo,

o quasi, sul vecchio litorale…

Per lavoro che non dà musa a sua discolpa

né donna mortale, ma denaro a farsi, e fare.

Perché l’arte può – e avolte deve – anche

farsi con quel po’ di certo ch’è il mestiere

della storia che, a condizioni date costa

vissuto, ancora vivo d’uomo otre uomo,

per non confondere tra i nati,

morti, omicidi, infarti e aborti.

Per non fare confusione tra le bestie varie

che s’inchinano al mattino ma poi escono

quando non c’è luna o in certe sere grane.

Perché a essere felice fino a una certa età

poteva bastare il solo abitacolo di Munari,

ora meglio due, ovvio con gas, luce e LAN.

 

Questioni tipografiche

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Non ho poi molto da raccontare

e in questi casi sei tu, m’insegni

sarebbe meglio per tutti tacere

restando nudi, o restare umani.

Preferiamo però la quadricromia

delle parole al bicolore

per bianca e volta, per una volta.

Tutti allora a lavorare.

Tuo padre aspetta, per così dire

di fare il nonno senza diventarlo,

io che passi di ogni mattina

tra schermo, marmo e cielo

in disarmo d’azzurri e aerei,

la notte lunga e il perché domani.

Si dice sia delirio

quando tutti lo sanno

quando è quello che solo tu sai.

A volte è noia, altre, ingenuità.