
Roma, audiovideo connesso. Vedo il telefono, sento la TV. La dittatura delle minoranze è finita il giorno delle ceneri. Lo dice Giulio Tremonti, sul finire di “8 e ½”. Dichiarazione necessaria e sufficiente a riflettere su che legge elettorale vorrei. La scuola è sempre meglio della merda, Gad Lerner citando Don Dilani apre “L’infedele”, e a me viene voglia di andare avanti nel ragionamento (Lerner fa parte del comitato per il referendum abrogativo della legge attualmente in vigore). Quindi ragioniamo, con una premessa. In un regime democratico si deve cercare di tenere in considerazione tutte le differenze. Chi ha la maggioranza governa. Vorrei che questa maggioranza sia rappresentativa della società, senza leggi elettorali, quindi, che aiutino nel determinarla. Diciamo che vorrei una legge proporzionale, senza premio di maggioranza. O maggioritaria senza collegi uninominali ma con preferenze. E poi la politica. Si lo so, tante volte lo immagino anche io -incubo- il democristiano alto, robusto e brizzolato o tarchiato, sbarbato e calvo che organizzano il consenso dei clienti, il socialista grigio e un po’ unto che stringe mani e dice carissimo, tutte le volte penso che non può essere solo questo il risultato. E Giovanni Sartori non si è ancora capito per chi vota. P.S. Per chi legge e sa, la portabilità del sistema spagnolo è anche determinata dall’essere nascosto del premio di maggioranza – “c’è ma non si vede” stuzzica i cattolici?
Riferimenti: Sulla legge elettorale spagnola







