Alla Dèfénse (5 Agosto 1996)


Un insieme di segmenti
tagliati continuamente da rette parallele
che mai si congiungeranno
all’infinito di un cielo
troppo chiaro per essere francese.

Qui ritrovi
nell’orgasmo della modernità imperante
nell’assenza di curve e colori
che non siano
il superfluo abbellimento
di una architettura funzionale
il fasto di una antichità poco francese.

Qui é la sintesi
é la matematica al servizio
di un’arte anti moderna
come la mia poesia a spirale.

Un insieme di pensieri imperfetti che
lasciano spazio al vuoto
(che si nero o bianco)
niente di più di queste fontane
la cui funzione primaria
é sostituita dalla distrazione dei passanti indaffarati.

Fossi qui.

Dove trovo il rumore del mondo
e ballo con la mente
introiettando suoni
luci ed ombre inaspettati, improvvisi.
Fossi qui ti amerei ancora di più.

Il rigido é morbido, le tonalità
del grigio si trasformano.
La Dèfénse é caleidoscopio
di pensieri ed azioni
suoni ed amori
d’una generazione finalmente europea.

L’allucinazione di un mondo nuovo
é qui.

Qui vedi il mondo come al tempo delle
colonne d’Ercole:

Su un solo piano
al bordo del quale
infinito e nulla.

Scivola il tempo.

Sensazione di stasi
immortalità del tempo
che scivola senza spostare
le lancette
di un orologio sempre più superfluo.

Cambia la prospettiva l’angolazione e il punto di vista.
Lo stesso punto di fuga architettonico sfugge.

In questo posto che non é Parigi
non é Francia, ma che
-non potrebbe essere altrimenti-
é vecchio continente
é storia recente
di un futuro in costruzione.

Misure di sicurezza


Tento di sollevare il coperchio,
logicamente, il coperchio
che chiude la mia cassa.
Non che sia una bara, questo no,
è solo un involucro, una cabina,
insomma una cassa.

Sapete esattamente cosa intendo
dicendo cassa,
non fate finta di non capire,
non intendo nientaltro
che una normalissima cassa,
e nemmeno più buia della vostra.

Io vorrei dunque uscire, e busso,
picchio contro il coperchio,
grido Fatemi luce! lotto
per il fiato, logicamente,
e tuono contro lo sportello. Bene.

Ma per motivi di sicurezza è chiusa
Questa mia cassa, e non si apre,
la mia scatola ha un coperchio,
ma il coperchio è assai pesante,
per motivi di sicurezza,
poiché si tratta insomma
di un contenitore, di unarca santa,
di una cassaforte. Non ce la faccio.

La liberazione non può logicamente
Aver luogo se non con lunione delle forze.
Ma per motivi di sicurezza io sono,
nella mia cassa, solo con me stesso,
nella mia propria cassa.

A ciascuno il suo! Per potere, con lunione delle forze,
sfuggire dalla mia propria cassa
dovrei, logicamente, essere già
dalla cassa medesima
sfuggito, e ciò vale,
logicamente, per tutti gli altri.

Mi puntello quindi contro il coperchio
Con la mia propria nuca. Ecco!
Lo spazio duna fessura! Ah! Fuori,
stupendo, lampio paesaggio,
cosparso di barattoli, di bidoni,
insomma di scatole, e sullo sfondo
il moto fremente dei verdi flutti,
punteggiato di valigie naviganti,
sovrastato da altissime nubi,
e ovunque, ovunque laria!

Fatemi uscire, grido allora
venendo meno, contro ogni buonsenso,
con la lingua impastata, coperto di sudore.
Fare il segno della croce è impossibile.
Fare un cenno, senza una mano libera non si può.
Stringere il pugno è escluso.

Perciò Mi preme, grido,
esprimere il mio rammarico, ahimè!
Il mio proprio rammarico,
mentre con un sordo Pflupp
ancora una volta il coperchio,
per motivi di sicurezza,
si richiude su di me.
Riferimenti: Aristide Maillol, Desire 1906-08

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Romano Prodi


Egregio Signor Presidente del Consiglio,
legga questa mia, sorrida un poco e cerchi di contribuire a portare pace in Libano.
Faccia di testa sua e, per favore, non dia ascolto al Suo ministro degli Esteri.
Perché? Ora spiego.
Ho sempre avuto simpatia per gli italiani comunisti. I socialisti italiani, invece, mi sono sempre stati antipatici, grigi come i liberali e però un po’ sciatti.
Verso la fine del 1991, all’indomani della fondazione del partito che ancora oggi ha l’albero della rivoluzione come simbolo, decisi di stare organicamente a sinistra. Fino a poco tempo fa ho resistito. Ora mi sono preso una pausa e nel silenzio riesco a meglio vedere quel che succede e a capire, con un interessante punto di vista, il non detto nelle parole di chi governa e di chi il Suo governo lo sostiene.
Interessante e divertente, forse più della politica militante.
Prima di continuare a dire però, abbia la cortesia di tenere in considerazione delle brevi note.
1. Ho trent’anni, sono laureato con lode, ho un master. Lavoro come impiegato, ho fatto lavori creativi dai tempi dell’università, svolgo attività associativa nell’ambito della mia formazione di storico e porto avanti parecchie attività intellettuali, anche in ambito accademico. Non compro quotidiani, ho letto per anni prima l’Unità e poi La Repubblica.
2. Sono stato eletto, per due volte come consigliere in un municipio di Roma, per il PDS prima e per i DS poi. Non mi sono candidato alle ultime elezioni né ho votato a sinistra disgustato dalla corruzione che ormai è sistema nella sinistra riformista che conosco. Degli altri non parlo perché il mio orizzonte politico si ferma ai repubblicani, senza distinzioni tra italiani ed europei. Ho lasciato il dubbio ai compagni che mi hanno conosciuto che prima o poi il metodo sbagliato verrà di nuovo individuato, e punito.
3. Credo che i principi di trasparenza e partecipazione siano alla base del buon governo. Credo che le regole non scritte se assunte a sistema implichino reato. Sono assolutamente convinto che la consuetudine diviene regola perché il principio democratico del consenso viene calpestato quotidianamente dalla singolare convenienza del silenzio.
4. Ho avuto certezza, allontanandomi dal principale partito della sinistra, che il metodo di selezione della classe dirigente sia ancora quello della cooptazione. Tengo a precisare che sono uscito dal partito riformista non perché non sia stato cooptato -losono stato fin troppo- ma perché ritengo il metodo intollerabile per chi ha rispetto della democrazia e della nostra costituzione che, lo sappiamo, vieta l’associazione attraverso vincolo segreto.
5. Ho avuto paura, non volendo nemmeno discutere sulle convenienze personali che mi si prospettavano accettando, che chi mi apriva la porta fosse assai poco disponibile a lasciarmi libero dopo che avessi avuto certezza materiale di quel che si può intuire nei luoghi comuni. Dato che è tutto dimostrabile mi sono sempre dichiarato pronto a testimoniarlo.

In attesa di un nuovo processo alla politica, aspettando che quel che disse Bettino Craxi a sua discolpa, cioè più o meno: dato che lo fanno tutti non potete condannare me, divenga motto dell’educazione della gioventù riformista -comprese percentuali sull’assegnazione di fondi pubblici, falsa fatturazione, appropriazione indebita e tentata corruzione di pubblici ufficiali-, aspettando che generali di soldatini di piombo e colonnelli calvi smettano di contare il tempo che manca alla pensione parlamentare scagliando contro la televisione teste di legno e intellettuali organici alla decomposizione. Aspettando, insomma, che la fame che ha fatto vincere l’Unione sia insaziabilmente in contraddizione con un Partito Democratico -che aspettiamo trasparente e onesto- abbiamo la possibilità di riflettere sui prossimi anni.
Per questo Signor Presidente del Consiglio la invito a sedersi al tavolo animato non dallo spirito di chi era pronto a sostituire Carlo Azeglio Ciampi per chiudere una brillante carriera ma con lo spirito di chi può ancora meritare di entrare nella storia.
Faccia così. Ignori il simpatico Ministro degli Esteri e i suoi antipatici sottosegretari.
Faccia finta che gli italiani siano un popolo coraggioso pronto a pagare in prima persona perché vi sia pace in medio oriente. Poi, male che va, butti uno sguardo verso la delegazione del vaticano che si dice venga ospite per ascoltare. Le verrà in mente Benedetto XVI, tedesco e riformista che, come credo anche Lei sa bene, è disponibile a riformare qualche cosa che c’è e non quello che non c’è più.
Prima che non ci sia più una pace da salvare e invece ci sia una guerra da far finire ce la metta tutta.
Non sia riformista, cerchi di essere trasparente, onesto, civile.
In bocca al lupo, e, che almeno uno, di Dio, tra i tanti rappresentati, ci metta del Suo

Riferimenti: Fotografia, per gentilezza di photo.net

Status, psicologico

Ho parlato di me

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Status, linguistico

La necessità di parlare

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Status, legislativo


Non più certo

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Status, poetico


I poeti sono
chi vuole parlare
E se volere
é potere
Tanto vale
sperare

Ad agire
v’é sempre
tempo

Riferimenti: Studio