
Genus erat hoc pugnae. Il segnale. Riunione confermata per il solito Giovedì. Alle otto suonano le campane a festa, richiamo a messa, poi dodici ore. Mi rado completamente liscio indosso e spruzzo Voyager di Patou dopo balsamo Lush regalo di Giovanna regalo di passaggio: da un commercialista ad un avvocato. Indosso Zegna da futuro incontro con il Presidente e cravatta portafortuna: Marinella, che sia il Tevere il fiume che mi porterà sopra una stella? Due dei cinque vicedirettori sono stati sostituiti. Il mio capo è saldo e l’unico problema è il saldo del mio conto corrente. Pare che la Commissione di Controllo abbia iniziato a infastidirsi del costo di stampa degli atti Parlamentari. Dicono che addirittura ci siano articoli su internet che ci prendono in giro per le disattenzioni da Pantera Rosa. Giovedì dovrò portare la mia faccia da culo profumo di viaggio a giustificare un sacco di soldi girati tre anni fa sul mio conto. E Arianna dovrei proprio evitare di coinvolgerla considerando che al momento l’Impresa pare investa più nella Nestlè che sulla Fattoria ScaldaSole: mi riprometto di evitare il cappuccino in ogni dove. Lavoro falsifico smisto, lavoro il Sabato mattina del cazzo, il Presidente se soddisfatto lo sapremo: conto corrente artefatto astratto pensiero contratto a salvarmi il contatto con Arianna, con tatto. Sono matto! Lavoro e penso alle dimissioni, lavoro e smisto l’archivio, svuoto i cassetti virtuali mischio nei reali e brucio: Marlboro morbide sulla sigla ND. Rido al pensiero dell’Università di Teheran che ricostruì i documenti sminuzzati delLA Multinazionale Americana. Presenterò le dimissioni. Ci ripenso, e decido per un sano affrontare la realtà: l’ultimo lavoro per andarmene, sereno: l’ultimo. Andarmene e basta. Metto a posto il nodo della Marinella. Me ne vado. Traffico poco traffico niente traffico a P.zza Venezia, Via del Plebiscito. L.go Argentina semaforo C.so Vittorio semaforo P.zza della Chiesa Nuova Via del Corallo, contromano sul sampietrino bagnato da pioggia di fine estate, la nuova Mini non si scuote. La mia donna è qui e andiamo avanti così: colpiti da un come và di una fatina al tavolo di fronte che mangia fagiolini e asparagi e centrifugato di carota al Fico. Due negroni noccioline patatine. Arriva il tempo di pranzo e dell’oggetto dei miei desideri. Telefono a casa prima d’essere sentito, prima che il ticchettio allegro di Valentina sia a portata di bacio. Alice mnemonica mi ricorda che Jezebele psichedelica è di ritorno dalle Isole Azzorre, Uma rimarrà a Città N.E., Giorgio a Gerusalemme dove non riuscirà a espugnare Betlemme, Arianna nel Maine a riflettere sulla scultura di Camillo Maine e allevare Maine coon. Valentina è bellissima. Bellissima altissima sui suoi tacchi, nel beige DKNY sotto lo scialle rosso Valentino, dietro gli occhiali di Battiato: CK. Vedete non c’è niente da fare: siamo nati per aspettare. Per aspettare nei bar, aspettare che qualche cosa si muova e ci venga a cercare. Magari un’altra guerra mondiale. Valentina fragole e limone dovrà aspettare la fine di questo lavoro. Chissà che non stia lavorando anche lei per l’Impresa? Se lavorasse per LA Multinazionale Americana questa bellissima algerina? Morire per un fine settimana mi sembrerebbe di cattivo gusto. Certo adoro le fragole, il limone, i suoi capelli ricci, ma me ne devo andare. Senza pranzare, senza spiegare. La prima donna che non lavora per sopravvivere, almeno così sembra. Quando me ne andrò la porterò con me dove lei vorrà andare. Speriamo solo non scelga Cuba, speriamo non le debba mai spiegare il mio movimento dalla padella alla brace. Prima che i negroni mi portino a parlare dell’antrace trovo un saluto audace. Me ne vado. Risalgo i giapponesi su Via del Governo Vecchio e prima d’arrivare a lasciare disinformazioni da Pasquino ne lascio a iosa da Altroquando dove saluto e mi lascio convincere a prendere l’ultimo di Paco Ignazio Taibo II che prontamente cederò a Mariagrazia. Citofono in Vicolo della torretta che il sole del pomeriggio rende simpatici anche i Poliziotti, ma il sole calerà e questa rimarrà una città del cazzo, la più bella, di un mondo del cazzo. Scende: le metto il libro con la sua ultima destinazione nella borsa tutta pelle tutta storia delle PT. Ci dirigiamo cautamente verso il palazzo della Cattolica Assicurazioni dove un Carabiniere cerca di fermarci cerca d’insultarci cerca d’inseguirci. Chissà se è riuscito a segnalarci nel tempo dell’arrivo ad un negroni di Panella? per Mariagrazia un analcolico con grissino biologico con alici d’importazione, bulgara?. Due, tre etti di rustici "di Plinio" e una mancia proporzionata al conto per questo gentilissimo barista del cazzo che mi confessa cosa rende questo negroni così dolce e denso: Triple Sec, q.b.. Lascio la Mini ormai sputtanata nel garage del Teatro Brancaccio, Mariagrazia all’inizio di Via Merulana dove alla fine troverà il suo pasticciaccio, la sua ombra nell’ombra sarà all’indirizzo sulla seconda di copertina e poi anche lei se ne sarà andata, destinata: che lei sappia qualche altro posto del cazzo. Conoscendo la sua destinazione mi congratulo con me stesso per non aver studiato antropologia, per non essermi mai interessato delle tradizioni dei popoli primitivi. Mi congratulo con me stesso per essere biondo e con gli occhi azzurri. La mandano in Africa, chissà se la rivedrò. Di corsa tra i turisti a S.ta Maria Maggiore e a risalire di corsa al Viminale e cazzo di corsa su per il Quirinale e cazzo, cazzo cazzo cazzo giù giù per P.zza Barberini e su di nuovo, a metà di Via Veneto penso che muoio d’infarto, entro in un bar, mi siedo ad aspettare. Mancano le sigarette, manca la droga, mancano gli scagnozzi delLA Multinazionale Americana e delle Imprese Nazionali, mancano i colleghi le colleghe e il fiato, mancano i lavori leggeri e i condannati ai lavori forzati. Mi manca un amore ed un’amante. Un cappuccino un ventaglio un bicchiere d’acqua minerale addizionata d’anidride carbonica. Non pago. Corro fino a Villa Borghese e poi giù, giù fino a P.le Flaminio dove – alle 17 puntualissimo, calmo calmissimo senza fiato – entro mal guardato in questa cazzo di MG triplice copia solo per lei. Jezebele dice che tutto è a posto. Io me ne vorrei andare, lei dice che dovrei restare. La invito a pensare. Ha troppo da fare. La invito per cena, immaginate la scena, lei accetta d’offrire: sottolinea che mi farà soffrire, dato che andarsene è morire, che mi farà del male – una penetrazione anale? Mezzanotte, mi lascia sul Grande Raccordo Anulare sul quale non capisco dove cazzo cominciare ad andare. Cazzo, cazzo e cazzo, chissà che fine prima o poi mi farà fare, chissà se finirò sul telegiornale o almeno sulla cronaca nazionale, o al BlaBla serenamente ad aspettare un posto dove andare.




