Martedì, l'ora?, Città – Altracittà – Città, Autunno-Inverno

Corro corro e non vedo la fine di questa fottutissima autostrada, guard rail ponte ponte ponte variante di nuova costruzione ferrovia sottopassaggio ponte parcheggi, quasi estirpo il paletto che vorrebbe impedirmi di parcheggiare dove mi è congeniale. Prendo la borsa sistemo la cravatta Zegna e mi dirigo verso il metal detector che evidentemente non apprezza la maggior parte dei fottutissimi pezzi di metallo che si trovano nelle sei tasche della giacca Emporio che utilizzo quando devo viaggiare. Odio dover dire nomeecognome a questo ragazzino dalla barbetta fatta male che mi guarda cosciente della mia impunità. Sognerebbe di spararmi dritto tra gli occhi ed invece un delizioso tesserino, che lui sa, gli graffia il naso e la mia voce urla, silenziosa: cazzo cazzo cazzo fottutissima guardia vedi di non cagare il cazzo proprio a me, proprio stamattina che sono in ritardo per l’aperitivo, che sono in ritardo per lasciare la borsa a Zoe che mi aspetta all’imbarco, che sono in ritardo per l’aereo di mezzogiorno e per il pranzo di Altracittà. Che aeroporto del cazzo, degno di una città del cazzo. Paccottaglia, troiette che mostrano tutto per unmilioneemezzoalmese, senza part time senza assicurazione senza contributi, senza mutande in attesa di vendere una schifosa macchina dagli occhi a mandorla nei cui optional pare sia compresa la venditrice. Ne comprerò una, posso provare gli optional! Strano ma vero: belle cravatte, alcuni vini di grido mal conservati, gentucola finta e fintamente ben vestita che si atteggia a manager. In culo ed in bocca passando per l’orecchio destro fottutissimi aggeggetti che tengono informati su quelle quattro lire che si possiedono sparse per un mondo di poveracci. Un pezzo di merda, un collega a contratto probabilmente, mi si mette davanti nella fila per imbarcarsi prima di me e si ritrova a terra. Il bagaglio a mano che vola in direzione del bar ben gremito di immancabili turisti del cazzo che si divertono ad intasare un sistema di trasporti del cazzo per l’unico piacere di vedere l’Italia esattamente per quello che è: un paese del cazzo. Zoe poggia la tazza del cappuccino e raccoglie la borsa sbagliata. Me ne devo andare. Salgo sull’aereo occupando tre posti della prima fila. Tiro tre strisce, due capsule di malox, una xamamina. Cento occhi, chiudo gli occhi e immagino il progetto che presenterò e che avrei dovuto elaborare da due settimane senza averne il tempo e senza essermi sforzato per trovarlo. Linate taxi sobrietà preoccupante, pranzo di lavoro in anonimo ristorante pagato dal Presidente, visita alla mostra sui crociati: giovedì si saprà del grande successo del progetto. Taxi, stazione Cadorna, Arianna in un tailleur Ferrè che costa quanto la sua Mercedes con autista guardiadelcorpo gigolò pompato di turno. Che città del cazzo, brutta caotica e del cazzo, distrugge le aspirazioni di queste troiette vestite Cavalli senza lasciar traccia di sé in chiunque vi passi per affari amori o droghe. Con la primavera arrivata in anticipo mi dedico con tutto il cuore all’aperitivo. Mi dedico senza cuore ai ricordi di che cazzo di persona ero quando avevo dieci anni di meno. Due negroni con Carpano e una Absolut Blu. In macchina con Arianna che continua a fare insider trading con portatile e cellulare per conto delLA Multinazionale Americana concorrente dell’Impresa per la quale lavoriamo. Lei ha un contatto contratto da centotrenta milioni al mese, netti. Provo una certa invidia per i colleghi che sanno fare il nostro mestiere scegliendoselo nelle sfere più alte del settore finanza, io per me non mi preoccupo dato che la più grossa novità che il MIB ha palesato nella mia vita è l’interruzione del credito da parte di tutte le banche, causa scoperto eccessivo, rispetto al fido assicuratomi. Banche di merda, banchieri di merda, bancari sfigati di merda che si divertono a maneggiare cazzi non loro e soldi che mai possiederanno. Arrivo a Linate con lo scoperto recuperato da Arianna in venticinque minuti, cinque minuti li concedo ad una sveltina poco soddisfacente da quasi cinquanta milioni e mi convinco che le donne hanno un senso dell’economia distorta quando si tratta di sentirsi apprezzate. Questi fottuti barbari mi mettono in lista di attesa avendo, dicono, perso l’aereo prenotato. Quasi distruggo la giacca di questa stronza assistente di volo sulla via della pensione destinata a scalo di secondaria importanza. Cinque minuti dopo sono sull’aereo prenotato il cui imbarco, ne ero certo, era finito da chissenefrega. Alle nove sono in Città e comincio ad accusare la totale mancanza di sostanze stupefacenti. La Mini pare sia sopravvissuta a Polizia e pizzardoni poco vigili, incolume addirittura da multe. Mi guarda con fare benevolo a garantire che in cambio di pochi soldi mi riporterà a casa dove troverò tutta la droga e la tenerezza di cui – in pratica più che in teoria – ho bisogno dopo un viaggio così importante per la mia cazzo di carriera in un campo tanto interessante quanto inconfessabile. Quasi in trance ripercorro la strada al contrario di stamattina ma mi ritrovo assurdamente in periferia, quasi mi perdo, non ci capisco più un cazzo, si fa mezzanotte prima che riesca a vedere il lampeggiante aprire il cancello per far entrare la macchina e indicarmi la via verso la cucina il bagno lo studio il salotto il notebook Compaq, il cesso il tavolo di cristallo il bar. Posta elettronica segreteria telefonica Alice mnemonica che ricorda gli appuntamenti di domani: Jezebele psichedelica che parte per Città N. Uma per Città N.E. e Arianna per La città con la ricevuta del bonifico e l’eau vive prenotato: domani sera alle otto in punto. Cazzo, cazzo cazzo cazzo, ‘fanculo a tutti domani ci sarà il sole e il benessere non deve dipendere né da Lucia né dall’attività programmata, tantomeno dalla stagione. Champagne, invito Giorgio ed Andrea ad un pranzo Caprese per domani attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili, finisco la bottiglia e squadro i fogli di Alessio abbandonati su un tavolo che sa troppo pregiato per disordinarlo con i suoi appunti, mangio due strisce di cocaina e uno yogurt Müller con zucchero d’uva. Penso: dimagrire smettere di drogarmi farla finita con gli incidenti stradali e con tutte le donne che non siano il mio unico amore, decido di scrivere un educato diario di ciò che succede durante i miei normalissimi giorni futuri, decido di smettere di fare questo lavoro. Appaiono Alessio e Chiara, in pigiama di cotone Chaps e pantofole Burberrys che ho comprato per le mie sere invernali a Città O.O. Città E.E. e Città S. Decido: arrivare a uccidere drogarmi essere me stesso, non so più chi sono e bevo alla salute della Phillip Morris, multinazionale americana super partes. Chiara scompare nell’azzurro delle mie Marlboro morbide nel nerastro provocato da quel delinquente del suo amore. Alessio si sta divertendo a fiammeggiare il mio filetto al pepe verde, segno inequivocabile della rinuncia a vegetarianesimo e buoni propositi; lo digerirò con un appropriato kirsh per aperitivo, un Bordeaux ’92 non eccessivamente raro e… null’altro dato che la festa in mio onore di ieri sera ha prosciugato, senza che vi riuscissi a partecipare, tutte le scorte di superalcolici, per un totale di sei milioni. Vaffanculo gli amici e tutti gli ospiti del mondo. I fricchettoni in particolare. La droga, dice Bulgakov, è salva. Un passo avanti, il primo, dato che me ne dovrei andare. Anche se non ho nulla da fare se non ascoltare parlare trasportare, non ho dove andare se non dove mi dicono e non ho la minima idea di che ore siano: buio tutt’intorno.

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Primo giorno di lavoro


Lunedì 9 Luglio. Primo giorno di lavoro, stacco al fischio di inizio della partita.
La nazionale vince la coppa del mondo.
Il gioco del calcio, da quando ho coscienza delle cose del mondo, suscita in questo popolo che mi è intorno passione incomprensibile e chiasso smodato.
Per la seconda volta nella mia vita vedo la selezione nazionale vincere la coppa del mondo.
Emozione zero, però sono contento.
Complimenti ai giocatori, alla sciarpa di Guido Rossi, a Gianna Nannini, a Zizou che si ritira e a Goffredo Mameli (popopopopopopò).
Mi sarebbe piaciuto che, forse nell’unico momento in cui è manifesta tra gli italiani l’emozione per la gloria patria, fosse stato ancora Carlo Azeglio Ciampi a ricordarci l’Italia cos’è.

E improvvisamente mi sento viva


E improvvisamente mi sento viva
Ora,
che il tramonto vorrei fissarlo
a cuor leggero
so già che domani
passerà inosservato.

Risotto alla milanese

Ingredienti:
400g di riso vialone nano
60g di burro
Mezza cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco secco
0,4g di Zafferano
Brodo di carne

Preparazione:
fate appassire in 2/3 del burro fatto schiumare la cipolla, quindi alzate la fiamma e tostate il riso, sfumate con il vino bianco e portate a cottura mescolando di continuo con il brodo aggiunto di tanto in tanto un mestolo alla volta.
Cinque minuti prima che sia cotto aggiungete lo zafferano sciolto in pochissima acqua e il burro rimasto per mantecare.
C’è chi ci vuole il parmigiano grattugiato. Consiglio, se proprio si volesse far riferimento alla ricetta originale di utilizzare del midollo, 30g, facendolo cuocere, all’inizio, insieme alla cipolla.

Lunedì poco dopo l'alba, Città, Autunno-Inverno

Continua ad esserci il sole da due settimane e sostituisce degnamente valium e sintetici senza oltretutto lasciare traccia alcuna, ho tagliato i capelli cortissimi proprio ieri e adesso comincio un merdosissimo trattamento che Lucia e le sue assistenti ritengono indispensabile. Lavoro telefono capisco e quando sono arrivato alle necessità imposta dall’Impresa faccio pausa, mi manca una copertura per la cena dalle baldracchine francesi che fanno cattolico e tornano utili per conquistare la famiglia di Giovanna: la primavera sembra d’autunno. Prendo la Mini e cerco di investire: due motorini, un passante lento, un pizzardone veloce. Il crash che sento dal posteriore è una fottutissima signorina cosce al vento e taccospillo che mi ha fatto secco il fanalino, la insulto la insulto la insulto, entro in macchina metto la retromarcia e le spingo la macchinetta Lancia metallizzata contro un palo della luce, metto la prima e mi accendo la pipetta da oppio che ha lasciato Erica ieri sera sul cruscotto. Parcheggio con difficoltà a villa Borghese e mi accascio su una panchina. Ermenegildo Zegna antracite spiegazzato da droga pesante su cravatta perla Valentino e camicia Brooks Brothers, mi dirigo a casa che la pausa è finita da un pezzo, traffico fori imperiali traffico San Giovanni traffico casa, il lavoro? il lavoro: il guadagno lo comunica Alice mnemonica dicendo che il bonifico mensile è accreditato. Pranzo lavoro archivio imbusto chiudo esco. Incontro Alessio con Chiara che tornano per pranzare luridissimi spaghetti, io ho già pranzato con negroni, foie gras d’oie, due integratori di vitamina C uno di selenio una capsula di Ginseng digerito con Veuve non millesimato e un cucchiaino di miele di castagno sulla ricotta dei vicini spalmata sul ciambellone di nonna. Loro sembrano felici, io non ci spererei. Alessio come al solito è trasandato, casual e di sinistra: non esiste commistione peggiore. Pantalone Polo a strusciare su tacchi, orribile Cult, giacca Blue Notes similguerrigliero: per quello che costa io in Sud America ci compro quattro M16 e cocaina a sufficienza per un mese di guerriglia. L’andatura è poco rispettosa della sua intelligenza. Se non fosse un mio alterego lo investirei con la sua macchina. Vado in banca, compro il giornale bevo una Absolut blu con ghiaccio e limone compro Marlboro morbide caramelle alla menta e due leccalecca alla vaniglia, sorrido alla barista che mi raddoppia la vodka ed esco chiudendo la porta in faccia ad uno stronzo che, per bersi un fottutissimo Campari Soda, ha lasciato il suo cesso di Land Rover Discovery dietro la mia Monster. Traffico prima seconda terza Circo Massimo prima seconda terza quarta Teatro Marcello prima salgo il Campidoglio per parlare con Fra’Max Paine meglio è. Lo trovo nel posto più squallido che Marc’Aurelio abbia mai visto, mi saluta con la complicità del suo panino con cotoletta e cicoria presentazione dello spaccio dei dipendenti e presenta Fra’Fabiologico della vicina Ara Cœli. Con questa compagnia scendo alle Botteghe Oscure dove mi sparo due strisce sulla fontanella dei Polacchi e non cedo agli occhi dolci del frate che vorrebbe provare. Mi calo per far festa un quarto di Spirale, al che bestemmio dio e tutti i santi davanti al prete o comecazzosidice quando è marrone per una merdosissima BMW dalla quale escono schizzi da pozzanghera e una donna, mostrando cosce e creazione del mondo al delizioso frate che spingo lontano dal mio fianco e saluto poco amichevolmente. Prendo la strada per la Monster. Dovevo proprio andar via. A casa prendo il lavoro mi cambio esco. Traffico città di merda cittadini di merda passanti di merda tassinari di merda traffico, autobus di merda, Palazzo Madama. Parcheggio sul piede di un carabiniere che vorrebbe negarmi il diritto del drive-in al Sant’Eustachio, due gran caffè una brevissima pisciata da cocaina e mi risistemo la Marinella scura con un nodo leggermente più largo e la giacca quattro bottoni con la spilla all’occhiello, spruzzo un goccio di Gió per avere un odore più professionale e faccio a piedi duecento metri fino al pantheon. Lascio una busta del lavoro nella buca delle lettere del Minerva, lascio un messaggio di lavoro compiuto in una scatola di incenso OSense nella Jeep portiera aperta all’incrocio con Campo Marzio, mi siedo ad aspettare sul muretto dietro al pantheon dopo un attento giro del monumento. Una capsula di vitamina C una Marlboro due caramelle alla clorofilla, gente che passa, una caramella alla menta, mi innervosisco: una Marlboro, una Marlboro una caramella, gente che passa luci accese, è passata mezz’ora ed eccola, eccola come al solito inaspettata e bellissima. Cappellino CK e sciarpone da ho bisogno d’affetto Missoni su cappotto Max & Co. che copre pantaloni zuavoscozzesi Fendi chiusi da anfibi neri dodici buchi. Le tette dentro una maglia di Clerk’s, la giacca Fendi. Odiosa la sua borsa griffata con in vista V ma è sempre desiderabile Giovanna. Ci baciamo per i vicoli di questo mondo di merda beviamo la sua solita tequila sunrise ed il mio doppio negroni al Fico, salutiamo Sergio e Johnathan e andiamo a comprare un regalo per casa sua da House & Kitchen a via del Plebiscito, passanti facce storte, specchi e approvazioni, facce infreddolite passanti, sanpietrini, Monterosa da Pascucci tra i passanti, Senato, Mini. La riporto a casa ché ha appuntamento con il suo nuovo uomo, chissà se mi ama? chissà se mi pensa? chissà chissenefrega? Io me ne vado. Passo da Costantini a guardare le tette ad una cameriera che palesemente osa guardarmi negli occhi, poi nota il principe di Galles e arrossisce evidenziando pecche contadine sulle guance e lasciando in attesa la mia richiesta di Martini, ne bevo tre, due strisce nel cesso, una troia che guarda, zero minuti P.zza Risorgimento: crepes cinese cornetti cinema, Lungotevere, cinese caffè video buio, Circo Massimo, salgo l’Aventino, Ardeatino, cena a Flaminio? Anche loro si amano, io non ci spererei. Devo proprio andare, adesso.

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Domenica in tarda mattinata, Città, Moda mare

Il lavoro da finire, vaffanculo. Una sola telefonata e anche la Domenica non è sprecata, che lavoro del cazzo. Esco di casa compro il giornale faccio colazione, litigo con un passante insulto una ragazza compro un altro giornale, due pacchetti di Marlboro morbide caramelle senza zucchero, metto due cucchiaini di zucchero nel cappuccino scuro, torno e riesco di casa con la Mini. Alessio dorme ormai da troppo tempo e due strisce per iniziare la giornata non me le nego. Apro il tetto, darò in culo a Lucia ed ai suoi lettini, e andando a prendere il sole al mare. Che città del cazzo, con una costa meravigliosa ma del cazzo. Porto un costume D&G ed una T-shirt Rietveld nero e crema. I sandali sono vecchi, Clark: sono necessari per non essere notati dalle bambine con famigliola che si guardano intorno, con il viso pulito, timorose che i genitori capiscano cosa fanno la notte alla prima carezza sulla nuca, vaffanculo. Dopo abbondanti dosi di Carita 10 sulla pelle la rimetto nella borsa Longchamps, riprendo la Mini riapro il tetto. Rincorso da uno stronzo su BMW, dopo averlo insultato uscendo dal tetto per tre semafori, mi rendo conto che è Fabrizio Nonricordocome quindi lo sperono, gli distruggo il parabrezza con la mazza da baseball che prudentemente Alessio mette in macchina e, soprattutto, scappo. Arrivo a casa dopo aver lasciato la macchina davanti al carrozziere e trovo Alessio in boxer Celio* (*tout sauf l’ennui) che prepara una tisana al Ginseng e mirtilli per sostituire i miei cocaina e Valium. Non ce la farà a resistere alla meraviglia che tirerò fuori dal doppio fondo de "Il maestro e Margherita" di Bulgakov (come se ne esistesse un altro). Non resiste e si convince facilmente che speronare Fabrizio fosse cosa necessaria per la mia sopravvivenza, quattro strisce rosa pallido gli tolgono ogni dubbio sulla necessità di andare al più presto da Lucia: ne uscirà rinato. Me ne sono andato. Spuntino al Brek, mi dirigo a piedi verso il Pantheon, saluto da Amore e Psiche e mi lascio convincere a prendere l’ultimo di Baricco che prontamente cederò a Mariagrazia. Citofono in Vicolo della torretta che il sole del pomeriggio rende simpatici anche i Poliziotti, ma il sole calerà e questa rimarrà una città del cazzo, la più bella, di un mondo del cazzo. Scende: le cedo il libro pieno di informazioni e ci dirigiamo con un SH 50 vecchio modello verso Ottaviano, da Marco all’Alboran per l’aperitivo. Stark si tirerebbe una sega qui dentro, soprattutto notando l’abbondanza degli aperitivi accompagnati da frutti periferici. A quello che sarebbe dovuto essere il mio tavolino ci sono già Giorgia Giulia e Comecazzosichiama con grandi tette, tutte omosessuali e con una cifra di cazzi per la testa, compagnia con la quale condivido negroni e Margarita e due Omega per la serata, e penso al Lovers X di Isabella Santacroce a Londra, e bevo un Havana Club 7 Años liscio. Devo andare. Traffico, traffico, traffico. Lascio l’SH da Massimiliano che in cambio del mezzo di locomozione mi invita a cena durante la quale mi scolo il vino che non gli ho portato e lo guardo inorridito mentre ingurgita un salsicciotto che ai suoi occhi deve sembrare confit d’oie e penso che cazzo non mi farò mai di eroina. Sono a casa che sembra essere ancora ora di cena, mi faccio due strisce ed un bagno tiepido con sali alla menta e bergamotto, mi lascio andare alla tenerezza, chiamo Giovanna che immagino in qualche posizione strana, aggrappata al telefono cellulare penetrata da qualcuno che non vorrebbe rispondesse al telefono. Addio buoni propositi due strisce e poi quattro e poi sei e prima o poi morirò e mi cago sotto e mi faccio altre due strisce. Prendo la Monster per invitarmi a cena da Camilla. Credo di frequentarla perché é una donna del Presidente ed io lo odio per avere donne così disponibili. Mi dice che lo deve vedere dopo cena quindi niente giochetti; ci si limita, e non è niente di bello limitarsi nel sesso. Vengo esco mi tolgo il preservativo ci rivestiamo beviamo da una bottiglia piccola di Absolut rossa e ci salutiamo per risentirci nei prossimi giorni, sempre che nessuno dica che qualcosa non va nella storia. Vaffanculo, devo proprio andare. Scendo in strada attraverso Piazza Quadrata regalo una Omega saluto quel coglione di Gerry, ora ricordo! lavora al Piper, guardo un po’ in giro e mi notano solo due fichette che hanno pippato robaccia e sperano, le insulto senza proferire parola e torno a Via Po dove vedo quella che sicuramente è un’ombra del Presidente. Parcheggia la sua Monster gialla dietro la mia e citofona. Lo guardo, sorrido accendendo la moto e mi dirigo al Muro Torto. Traffico, traffico, traffico. Ho sognato quand’ero bambino di avere una casa inutilmente lussuosa ed ora che cosi è, questa mi sembra comunque più bella, comunque più nobile, Piazza Margana 21, int. 9. In vista del Vaticano, del Tevere: il più bel fiume che la più bella città di questo mondo del cazzo inquina e distruggerà. Nel secondo cassetto del comodino ci sono meno preservativi di quanti ne abbia lasciati, vaffanculo, li userò comunque, Bret Easton Ellis sarebbe felice di vedermi crescere di giorno in giorno.

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Sabato mattina, Città, Primavera – Estate

Che città del cazzo, magnifica irrinunciabile accattivante, ma che città del cazzo. Parcheggio la Mini sul posto per gli handicappati che tanto qui sono ricchi ed hanno l’autista, altrimenti… Vaffanculo tassista di merda. Due pacchetti di Marlboro morbide: fumo ed anche se Lucia Personal Trainer ha fatto di tutto non riesce a passarmi la voglia nemmeno con la sua musica new age, gli olii essenziali e le pietre. Due strisce di cocaina mi farebbero risparmiare mezzo pacchetto, vedremo. Attraverso Via Crescenzio e vado da Costantini per prendere due bottiglie di Chablis da portare a pranzo, mi siedo al bancone per un aperitivo essendo, sembra, disposto ad offrire Gerry o come cazzo si chiama con una camicia di almeno due anni. Sembra si scoperà quella disperata che gli sta accanto di cui è irriconoscibile sia il parrucchiere sia il sarto. Non offrono. Dopo due negroni cocktail ed un Absolut-Martini con due olive che mi fa Bond decido che si può serenamente passare all’acquisto di un mediocre italiano. La cosa più importante è l’educazione nel personale. La cameriera guarda incessantemente la tua cravatta che vale due giorni, forse tre, delle sue mance. Non è educata. Che brutta cosa che deve essere far politica. Me ne vado. Pranzo del cazzo totalmente irrispettoso del mio vegetarianesimo, il mio mediocre italiano me lo sono scolato costando quanto tutta la cantina della casa, Giorgia ha lasciato intendere che sarebbe meglio rimanessi a riposare da lei, oh… ricordato la mia H Hermes fuori posto nella libreria e, probabilmente, il balsamo aperto nella doccia. Devo andare. Traffico, traffico, traffico, libero. Rischiati quattro incidenti e tentato un omicidio di due rapati muscolosi sotto la sede di AN di P.zza Tuscolo. Guardo il parco, rimetto l’H a reggere i libri sul comodino del ‘600: sono a casa, mi gratto, mi spettino, mi faccio una doccia dove il balsamo era accuratamente chiuso, ci ripenso, mi rado. Esco torno indietro giro tutt’intorno alla mia meta che non è altro che la metà. Silenzio e qualche macchina, che città del cazzo, bellissima, ma del cazzo. Parcheggio la Monster Ducati davanti al 5 e mi dirigo a piedi verso l’8. 3b, non risponde, vaffanculo mi dovresti aspettare vicino al citofono, risuono, me ne vado, eccola. Sandali Prada semplicissimi molto intriganti ed un paio di pantaloni di lino Armani che sono quello che vorrei vedere sulla mia donna: credo che rimarrò. Non siamo d’accordo sul lettino UV ma devo dire che Lucia su di lei lavora come su nessuno. Campo dei Fiori che Costantini lo odio, due negroni ed una Tequila Sunrise: le donne bevono sempre schifezze quando sono in pubblico. Rispettare l’appuntamento con le amichette con rispettivi uomini da Sabato sera sedili in pelle e bevande comprese è un gioco, il difficile è fargli scegliere un posto dove mangiare. Riescono ad escogitare Via dei Villini dove incontro Giorgio, con la stessa meravigliosa faccia da cazzo di sempre, che torna dal cesso in compagnia e soddisfatto. Mi siedo e ceno con lui dopo aver salutato un paio di ragazze che avevano riconosciuto lui ed adocchiato il mio orologio (triplica di valore se sapeste in quanti esemplari esiste). Giovanna ha accettato una tristissima maglia di cotone Benetton di tre stagioni fa per coprirsi, soddisfattissimo l’estensore della maglia mi guarda negli occhi come fossi un povero disgraziato. Un attimo. Ho occhi azzurri, l’acconciatura costa quanto la sua tristissima maglia. Per quanto sia lento ad elaborare un giovane agente assicurativo, questo, non ci mette più di due secondi a capire che il premio mensile della mia assicurazione sulla vita a lui basterebbe per smettere di leccare il culo. Abbassa gli occhi e mi viene quasi da piangere vedendo quei suoi due bacarozzi con fibbia ai piedi. Si riprende la maglia, mi saluta con troppo affetto, se ne va. Le tre, due botte di cocaina davanti ad una camionetta dei Carabinieri per l’ambasciata Libica più telefonino squillante di Laura meno male che ha parcheggiato in maniera assurda e contromano. Divido veloce, metà, finita, si risponde al telefono e si va alla festa di quella troia di Francesca il cui terrazzo affaccia su Santa Maria in Trastevere. Le distruggo il letto a baldacchino giocando a io Tarzan tu Cita con Eleonora che non ha nessuna intenzione di essere penetrata senza darmi un bacio, le restituisco le tre capsule di anfetamina pretese e vado a sedermi sulla poltrona dirigenziale Frau nello studio, mi scolo mezzo Laphroaig 10 anni e mi preparo un negroni che cedo al mio amore che, disgustato, rifiuta e si presenta: vestita anche lei Armani, è Anita. Le guardo le tette, le preparo un cazzo di Screwdriver senza ghiaccio e mi ritiro al cesso. Di un bagno meraviglioso sono riuscito ad apprezzare solo un grande specchio d’argento poggiato su un comò Luigi Filippo. La coca è finita. Do la notizia a Giovanna che sotto le luci ottocentesche avrebbe portato un titolo di tutto rispetto, lei mi bacia e dice di averne a casa, dice di andare. Devo andare. Traffico, pedoni del cazzo su di una cazzo di isola pedonale, insulto un pizzardone poco vigile che non fa in tempo a prendermi la targa. Traffico, traffico, Ponte Garibaldi, Lungotevere, Lungotevere, arrivati. Anche qui la vista non è male, due grammi buoni, dieci gocce di Valium – ci sta sempre bene – betacarotene per il sole di domani, miele d’acacia, doccia veloce con un cazzo di sapone idratante da supermercato, due spruzzi di Angel Men ed un tocco di crema per le mani di Hugo Boss, fatto. Lei mi vuole ed i preservativi sono ancora nel secondo cassetto del comodino.

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