Sempre aperto

Ti ho conosciuta che avevi
la mia mezza età in una città 
che adotta tutti, o quasi.
Venivi, poi scoprì,
dall’Umbria delle nonne
con parole protagoniste
per donne e uomini giusti
nel ruolo di molti, e madonne.
Quel teatro in cui recitiamo
per piacere
non ha cambiato il mondo
ma ho questa scusa, ti voglio salutare.
I tuoi versi erano troppi
per i centoquaranta caratteri
che mi potevo allora permettere,
non mi resta quindi che ammettere
che qualche cosa è rimasto
tra gli occhi chiari e le femmine scure,
soprattutto lo stupore:
per la semplicità - non una coincidenza
i seni ritrovati
di Assunta dell’isola amica;
per la facilità senza prudenza 
con cui dicevi il mondo
senza suscitarmi alcuna invidia.
A chi parlavi, quando parlavi sola
io la conosco, e qualcosa,
sbagliando certo il tono
e non capendone il prezzo
gliel’ho detta anch’io.
Mi lapidò con le pietre pomice
e graffiò con la carta velina.
Forse per essere la prima,
oppure - più semplice - per una posa.