La materia dei desideri

Non cade la stella della sera

Lucifero che nasci senza scuola.

La filosofia delle cose, la fisica

delle persone sole, il sole

nemico, e dio una cosa, sapevo.

Avessi prestato attenzione

non avrei mai capito – dolce

luna di bandiera – il sole gatto,

l’Egitto informe di turchi confini,

della gente l’ammassa e la folla

di petizioni per noia, la fame

di cospirazioni di fiato, il fato

dei protestanti, degli anglicani

coi loro cani, dei liberal illiberali.

Ordinata la fila trasparente di pensieri

per cose necessarie non avrei escogitato

tra sassi nebulosi ammassi di cielo.

Vero. Ma nemmeno le rose di Maggio

avrei potuto né chiederti alle stelle d’Agosto.

Dubbio di balneazione

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Ti mando una cartolina dell’essere.

Societ?? per azioni che di libert?? rivoluziona

l’et?? nel coltivare il vezzo del verso opposto

del manto, il tempo, il sole di giugno.

Sarebbe giusto il gusto del carnefice,

boia che non molla la Capitale

ed esatto lo scatto al baratto nell’avere

Roma o morte e poi aspettare che

fioriscano gli oleandri come i congiuntivi,

e rifiutare, rifiutare e rifiutare. Mare.

Singolarit?? di azioni cos?? diverse in vita

e opera fumano e sognano come battelli,

come gabbiani spaventano in grandezza

dove volano solo colombi grigi e passerotti.

I cancelli del mare comune, impiegatizia

arremba la bimba stridula e la bomba

acidula, la ciambella unta d’olio

di malinconie in panne tali da giustificare

l’a sdraio e il sale in cui il grano trasfigura

e cade in mano come sole quando ?? maturo

l’amore coltivato.

Maestra dell’assenza la tua mancanza celeste

e della bicicletta Atala, dei ranuncoli

e dei gerani tra i miei vasi spinosi dove solo

una patata -o cosa sia- tiene l’anima in cucina.

Uccido le zanzare sulle offerte magnifiche

e progressive del mondo fatto di esigenze

a buon mercato. Nel gioco manca la carta

intestata, dell’avvocato una risma piena,

e finisco sempre a ricordare quel mio piccolo

bacio sul tuo piccolo seno.

Sciolti, slegati e prigionieri sono versi veri d’animali

e trofei da non mostrare nel presente e nel privato.

Una signora consiglia dal suo peso alla lei leggera

che la segue, quasi accecata, di non guardar passato,

di non aver storia. Vive e sembra come la mia

poltrona che mi tiene al lavoro eppur non paga.

Vorrai un giorno dirmi o scrivere d’aver capito

tre volte grande il bacio darei al mio dito e al sole

che teneva e ancora sogna nel sospeso.

In tanto lavoro pago, prendo, scappo e scrivo.

Mi rimando di anno in anno all’anno nuovo

ancora un mese per ogni anello che ti devo

ed ogni notte al suo mattino. Quando il certo

si bemolle che fu della mia mano e del francese

non fa le rime con le zolle del mondo tradotto

di Queneau, sono tra i moderni vangeli gi??

sociologici e incompiuti di Zol?? e come buona

novella vivo tra le briciole, gran rifiuti di papi

di gesso, del grasso che ne cola e poi

tra i fortunati, l’agenzia delle entrate mi schiera

in un revival di censura che non vuol sentir memoria.

Era primavera, era estate come lo ?? tutt’ora

e poi l’inverno in cui non sei pi?? nuda.

 

Sulla strada del ritorno dopo tanto riposo

la venere ottentotta si ripete come le migliare

quando sul finire del mio viaggio al limitare

delle paludi ti volevo ad alta voce e tu apparivi,

ti chinavi come mai e mi squarciavi il cuore.

Rosa di Heidegger

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Nume gelido delle vergini d???acciaio

il cornetto, il cappuccino. Versi

nel corpo pingue per il tuo viso esangue.

Per languire al plurale, slinguare,

sfigurare nel godere

di Roma aventina e postequinoziale,

presolstiziale, pi?? semplicemente

primaverile. Torno al clivo

dove la fine in fondo

?? dove sale. Rammemorante

e calcolante il pensiero

di te che mi azota esilarante, ogni notte

fonda, ogni mattina inoltrata che latra

o guaisce, punisce il ricordo nel rumore

del russo, del busso dell???ancora non posso

l???inganno del mondo, il dio tondo

che si fa tubero, pomo d???oro

energetico, basilico acrilico il fondo del cielo,

meta e simbolico il pelo nell???uovo.

Metafora della natura per met?? ?? fuori

citt??, mentre la parte restante dallo sguardo

?? assente. Si, stupisce. Chi attraversa

sulle strisce, chi si ferma, chi investiti i pensieri

s???allontana. Ti faccio pi?? che bella,

bellissima era ieri.

Il lavoro intellettuale come professione

Marg

Il tuo inglese partigiano, Arianna è

come di Milton il perduto paradiso

in cui amore è, e per inciso, dirupo e filo.

Le parole senza carezze sono urla e grida,

la passione non corrisposta è solo furia.

La paura è, per Bacco nipote di Armonia,

lasciata al crescere dell’edera

intorno alle tue aiuole di bulbi e fiori gialli,

della vite, dei suoi raspi tra le vite sotto i portici.

Rospi e principi tra i falsi amici

che, mi insegni, non aiutano a tradurti.

Giulia di secondo nome

Metallo

 

Non mi chiedere ora di sapere più

di quello che posso ancora raccontare.

Certo dal lungo secolo borghese

ha vissuto al terzo millennio e poi

la civiltà di Cristo.

 

C’erano per gli spicci le carrube,

i succedanei e il mercato nero,

i mostaccioli, le mosciarelle. Quando

già capivo c’era Rossana, Cirano,

il punch, le sorelle e le caramelle

già quadrate, rabarbaro, anice

o latte e miele, al Quadraro come altrove

l’aglio un po’ bruciato, il fritto ed il gelato.

 

La lana s’aggomitola e srotola ricordi

infeltriti sotto ascelle e narici otturate.

Primavere, piante curate, il Messaggero

e la Repubblica ogni tanto.

 

È passato tanto, e non poi tanto tempo.

Ora vola senza più cadere, solida la terra

e le sue gambe sopra i piedi.

 

L???equilibrio materico

Azzurro

 

Offerta rustica alla ninfa plastica,

dov’è il principio di piacere

è il semplice non essenziale.

Come il cane, il gatto di casa,

la donna del noncolore perla,

il giallo pantone, il rosone di stucco,

il cannone brunito di bronzo

azzurro cielo, come tutto fosse vero,

incombusto.

L’ufficio del cuore in fin dei conti,

un lavorio del mare.

 

Musa tra i trucchi in fila

sul G.R.A. come tra troppi

con l’immaginario tra i piedi

il mio pensiero ai tuoi, neri

sulla passerella delle arti,

sulla montagna tra le stelle

e nella palude come le belle

di ogni rivoluzione.

 

La Senna nel bel mezzo

con una penna figlia

di memoria ottusa

e divinità imperanti.

 

Euterpe mia, ti ricordi

ero come sono, tra Clio ed Erato,

ero a Torino, a Marsala,

erano i trent’anni e una cena di gala.

L’Italia era la Gang, una segreta, la mela stregata.

La patria era il mondo occidente,

era Parigi, Londra, l’Arcadia, era l’Africamerica.

Tutto era a Roma. Tutto era casa.

 

Ora Melpomene allo specchio

per essere quasi insomma libera

si fa prigioniera del gabbiere morente.

 

Tersicore apparecchia per il gioco,

dice di tutti per maschera di parte

e di nessuno per fugarne il dubbio.

 

Talia, edera della verità che non ha musa

Urania, si fa divina sul divano,

la filosofia alla mano.

 

Polimnia, facoltà del divino e del dispari

muove l’acqua marina e con le cuffie

fa nota del blu oltremare e del terrestre,

lascia intravedere ogni stagione

e la semplicità.

 

La vita che riposa tagliata e miele

e olio, è quanto offro nel desiderato

trasparente, un caffè o anche amore.

 

Disordini, libri, desideri e ordini

Rosa

 

(anche a proposito dell’opera prima di Keith Gessen)

 

Atassia d’umore per cantieri aperti d’amore

quando la fine è il bene mi commuovo del valore

e molti non sanno quanto. Sia bello, buono e vero

il pianto nel sole aspro che dispera la tramontana,

romana invernale seccatura, fumogeni, spazzatura.

Quando la verità è la fine mi commuovo del volere

quel che chiami sonno per cui non vuoi cuscino.

Quando poi vedo bruciare il cielo e poco a poco

spegnersi il giorno penso sia stato uno sbaglio

svegliarmi, rincorrerti e baciarti e poi ridere

d’uno sbadiglio. Lacrima iperurania e cittadina

mi commuovo della befana, dell’inondazione

del Dnepr e della patria lontana quand’è vicina

come di te un po’ ho rabbia, ma nelle mie suole

col carro armato e dello spettro che si è infiltrato

nello specchio sento il buono e non mi riconosco.

 

(del resto di Jane Austen ho letto poco o niente)