Frivolezze

La morale in Morse

La prassi, la norma, l’età

Non sono qui per nessun altro essere o ricordare
tra i treni della scienza e i fragili delle sere d’estate
sulla spiaggia di Ostia, ponente.
Orientato a oriente.
Città, esatta colpa e pena in assenza di corrente,
pover’uomo e folle nell’elogio del peccato e della fuga.

Morte bestemmia e simpatica verità,
manipoli d’educazione a te amici, per amore
come prassi se regola la norma, nel silenzio fremono.
Oggetto, quasi. Leva del cambio e Nobel automatico.

Né per le lettere e le cartoline dalla prigionia armoniosa
emozionato lungo il percorso inverso, per amore esatto.

Zampe d’elefante zuppo appiccicoso del mio sudore
tu col tuo manto d’orme, sassi e guerre,
penso le pozzanghere particolarmente adatte
per precipitare piedi e orli. E parli
con belle, pulite idee di donne scritte, dotte
dell’inoccupazione del contare gli alberi
fuori della foresta.

Chimica semplice, certo un bacio sul seno.
Certo una bevanda femmina
tra le donne mi osserva in mente i fallimenti
ridicoli per la tragica metafora complessa
del cibo delle strade.

Il colore delle vele

Non è tanto la matrigna
disgraziata o quella povera figlia,
né il senso di colpa di aver trattato
come un utile mitile
la paredra della retsina,
a togliere il sonno all’eroe:
volontà di Dioniso,
un’incomprensione con Nettuno,
è sempre colpa di qualcuno.
Altro è la paura della distrazione,
l’ottimismo della ragione
e la cultura dell’ucronia o del piagnisteo
che sono invece gli incubi coscienti.

Avrei issato vele rosse
per il turchese Egeo
ma è chiaro! Perché non sono io Teseo,
e tu non mi fai il filo.

Chissà che non sia un bene
si faccia strada nel mito
anche il povero Piritoo.

Ippopotami in Mesopotamia

C’erano gli ippopotami in Mesopotamia?
Ed io che pensavo di poter andare
sulla luna e rimbalzaci senza temere
di perder tempo, spazio e fantasia.
O stabilirmici con la camicia stirata
le calze in filo e il nodo di sant’Andrea,
per stare al sole e non diventare rosso.
Sotto la pioggia e – di grazia – senza ombrello,
non gelare. Andare all’osso del problema
per sviscerarne il bello incurante
d’ogni azione tua e mia:
restare giovani, stringerci le mani
con sani principî e non pochi tramessi.
Mi chiedo così spesso noi stessi chi fossimo
o – al massimo – cos’è successo quando
ho deciso d’evitare il negozio e la clientela,
la gente che bela beata e l’innata tendenza
a consumare senza tempo per pensare
al passato e a chi non è mai nato.

Disposizione differenziale

Ho l’abitudine d’esser contento
e d’agitarmi per poco,
adirarmi sereno e sboccato
coinvolgendo spesso dio
senza dimenticare pene e madre:
non nascondo cioè la paura
del dovermene pentire
per il futuro e il passato.
Di notte col sudore manifesto
resto un attimo senza fiato,
di giorno le voci in testa
cantano tenorili di vittorie
e stipendi mensili regolari.
Basti la natura di un uovo
sodo aspirante centenario
con il cielo come seconda casa
purché immobile e sorridente
e quando poca umanità lo popola.
Tagliato per la ricerca della verità
è rimasta la cicatrice che non prude
e l’aspirare ad esser letto
o dormire senza distrazioni
con parole comete sempre illuminate.

Sempre aperto

Ti ho conosciuta che avevi
la mia mezza età in una città 
che adotta tutti, o quasi.
Venivi, poi scoprì,
dall’Umbria delle nonne
con parole protagoniste
per donne e uomini giusti
nel ruolo di molti, e madonne.
Quel teatro in cui recitiamo
per piacere
non ha cambiato il mondo
ma ho questa scusa, ti voglio salutare.
I tuoi versi erano troppi
per i centoquaranta caratteri
che mi potevo allora permettere,
non mi resta quindi che ammettere
che qualche cosa è rimasto
tra gli occhi chiari e le femmine scure,
soprattutto lo stupore:
per la semplicità - non una coincidenza
i seni ritrovati
di Assunta dell’isola amica;
per la facilità senza prudenza 
con cui dicevi il mondo
senza suscitarmi alcuna invidia.
A chi parlavi, quando parlavi sola
io la conosco, e qualcosa,
sbagliando certo il tono
e non capendone il prezzo
gliel’ho detta anch’io.
Mi lapidò con le pietre pomice
e graffiò con la carta velina.
Forse per essere la prima,
oppure - più semplice - per una posa.