Non sono mai più triste come allora
quando non ti sapevo e non sapevi,
quanto fossi poi felice di conoscerti
Belleville, io biondo e tu strada nera,
tu cittadina, ferrata. Siberia narrata
ma gelato lampone al sapore di rosa.
Paristanbul problemi di interazione,
lui confine, il lavoro una distrazione.
Non sono mai più folle come allora
quando parlavo con esattezza nulla
e Parigi tutt’intorno era la luna, bolla
di vino semipregiato. Fiato affumicato
mi perdevo chiedendomi chi poi fossi,
chi fosse la dirimpettaia calze caviglie,
se potessimo essere e, forse, fossero
magari solo gli anni passati il dubbio.
Non chiedevo la strada avevo tempo nel ritorno
conoscevo il poeta degli aerei, il bisogno di guida
proprio non ero del luogo né potevo accasciarmi.
Biondo di fango mi ricordo Pigna – ho anche dormito
di Bruno che mi chiedeva, ripercorrendo
il pasticciaccio fino a S. Stefano del Cacco,
del Collegio Romano, dove mi sbagliavo
con il cioccolato, e indicavo il Nazareno
e poi sarebbe stato il suo partito futuro.
Gli indicavo in realtà la libertà, amica mia
che crocerossina usciva, scuola dabbene.
Ora è artigiana libera, al seguito una cana
in quel di Parione dove c’è chi nasce ricco
di famiglia o anche signore di suo, tagliato
come il pane o come il fuoco, dai rimorsi
che nascon nazionali e finiscono in Borgo
d’altro Dio per chi viene dai fiori o Marte.
Non sono mai più sicuro come allora
che mi chiedesti dove credessi fosse
a mio parere la verità, alle tue labbra
è sempre, dove ancora non sento più.
Le facce innocenti degli atleti in festa
erano in Grecia e Cina, ultimamente più lontano
e il caldo dell’estate che spesso basta a scegliere
cosa non fare o tentare il mal di testa.
Non sono mai più sereno come allora
quando avevo il responsabile timore
e pensieri intricati per il mio domani.
Oggi mezzanotte è già proprio ieri
come fosse capodanno,
e quasi mai ci sono fuochi artificiali.







